Crepate tutti!

Crepate tutti!
Jean è un giovane poliziotto cresciuto nella campagna francese e fuggito da un padre rude e ignorante. A 26 anni si ritrova a lavorare in una banlieu parigina dove il conflitto fra arabi di seconda generazione e forze dell’ordine ha ormai raggiunto i livelli di una vera e propria guerriglia urbana. Proprio nel corso di una delle sue prime uscite di pattuglia, Jean subisce una feroce aggressione nel tentativo di salvare una collega a sua volta malmenata da un gruppo di adolescenti maghrebini. L’eroismo del suo atto gli vale la stima e l’apprezzamento di Raymond, un collega anziano che prende a trattarlo come un figlio e gli propone di entrare a far parte del gruppo Meroveo, un commando clandestino di poliziotti mascherati che si fanno giustizia da sé, uccidendo spacciatori, ladri e piccoli delinquenti, con lo scopo di sostituirsi a uno Stato che, secondo loro, non fa nulla per liberare la società francese dalla “spazzatura araba”. Jean subisce il carisma e la forte personalità di Raymond e diventa un membro del gruppo. Sarà durante una di quelle spedizioni di morte che il poliziotto incappucciato s’imbatte in Rachid, un giovane arabo che deve essere ucciso perché testimone di uno degli omicidi del gruppo Meroveo, ma mentre Jean gli punta contro la pistola non può fare a meno di notare la conturbante bellezza del ragazzo. L’amore arriva davvero quando meno te lo aspetti…
“Ogni uomo uccide ciò che ama,” pontificava Oscar Wilde. Cosa farà Jean, carnefice innamoratosi della sua vittima, Romeo prigioniero dei conflitti sociali che insegue il suo amore fra carcasse di auto in fiamme, doppiogiochista col fiato dei colleghi corrotti sul collo? Mentre leggevo queste 155 pagine, mentre venivo spintonato dentro una storia potente e spaventosa, mi chiedevo: sì, ma adesso lo scrittore come la risolve questa tempestosa vicenda, come la chiude? Andavo avanti e immaginavo possibili finali, perché questa storia sta fra Shakespeare e un action movie, perché i palpiti del cuore si mescolano coi fiotti di sangue, perché i gay di queste pagine non c’entrano niente con gli eroi delicati e dal temperamento artistico che tanta letteratura ci ha presentato, questi sono dei bastardi razzisti, gente che picchia giù duro e non ha il minimo scrupolo a farti saltare il cervello con un revolver. In realtà però, e qui sta l’aspetto più sorprendente del romanzo, man mano che ti avvicini alla fine della storia, ti accorgi che Jones-Gorlin, con una penna intinta nell’adrenalina e nel testosterone, scardina a suon di molotov tutti gli stereotipi e i luoghi comuni, così, quella che per un poliziotto razzista e violento può essere la colpa e l’infamia più grande, si rivela la sua redenzione, la sua illuminazione, il suo personale e sconvolgente Nirvana. Perché l’amore, di qualunque genere sia, è questo che fa: ti pulisce gli occhi e i pensieri e ti fa vedere il mondo come mai l’avevi visto prima. “Il mio unico amore nato dal mio unico odio! O sconosciuto che troppo presto io vidi, e troppo tardi conobbi! Oh, nascita d’amor tra le più rare, che un nemico esecrato io debba amare” (Romeo e Giulietta, Atto I, Scena 5): Shakespeare, dicevamo.

 

 

 

 
 
 
 
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