Cristo con il fucile in spalla

Cristo con il fucile in spalla
La questione palestinese è sicuramente il più intricato dilemma del ‘900. Tutto risale al 1917, quando la Gran Bretagna, con la dichiarazione di Balfour, espresse l'intenzione di creare uno stato che potesse dare asilo non soltanto ai pochi ebrei di Palestina ma anche ai numerosi ebrei dispersi per le varie nazioni del globo. Con la fine della Seconda Guerra Mondiale - inutile ricordare la persecuzione ebraica durante il conflitto - nel 1947 le Nazioni Unite si espressero a favore della creazione dello stato di Israele, in maggioranza ebraico, e quello palestinese a maggioranza araba. Bene: creati gli stati, ecco che iniziano gli insanabili conflitti destinati, presumibilmente, a non spegnersi mai. Sì, la questione palestinese è di fatto paragonabile ad un incendio che inesorabilmente brucia da più di mezzo secolo, anche grazie ad aliti internazionali che non fanno che accrescere il rogo. Israele ha di fatto i favori della comunità internazionale, in maggioranza occidentale, mentre la Palestina rappresenta il vessillo del mondo arabo. Però le cose non sono mai facili come sembrano, ed ecco che nel 1948 uno staterello arabo come la Transgiordania - di fatto un mezzo deserto con il suo re e il suo esercito -  approfittando del conflitto israelo-palestinese si butta nel mezzo per annettere al suo regno parte dello stato dei fratelli arabi della Palestina: la Cisgiordania - peraltro la zona più povera e meno fertile dello stato arabo, territori che gli israeliani sono ben disposti a perdere, pur di vedere distrutto lo stato palestinese - e creare un unico grande regno arabo sotto il nome di Giordania. Ma i palestinesi, da secoli abili agricoltori ancorati alla loro terra, non possono che ribellarsi alle mire espansionistiche di quegli odiosi beduini che da sempre tentano rappresaglie nelle loro terre. Ecco allora un triplice conflitto israelo-palestinese-arabo, ma se le cose non dovessero bastare buttateci nel mezzo anche la Siria, stato arabo schierato a favore della Palestina, che combatte le forze israeliane sulle alture del Golan. Aggiungeteci mille anni di storia, qualche dose di Cristo, Maometto e Mosè, un po’ di americani, armi, bombe e Coca-Cola ed ecco che la frittata è bella che fatta…
Vi eravate abituati a quell’immagine di Ryszard Kapuściński come instancabile camminatore e abile reporter delle realtà e dei conflitti africani? Bene, nessun testo è meglio di questo Cristo con il fucile in spalla per smentire l’idea che vi eravate fatti. In questo volume - concepito reportage dopo reportage negli anni ’70 e che trova la sua prima pubblicazione internazionale nel 1975 - Kapuściński percorre con la dovizia e la profondità di argomentazioni a cui da sempre ci ha abituato: conflitti, ribellioni, sommosse e dittature, mettendo sempre nell’obiettivo della narrazione l’individuo, un primo piano costante che unisce queste storie che spaziano dal Medio Oriente sino al Sud America. Il libro - edito per la prima volta in Italia per i tipi di Feltrinelli, a rompere un lungo silenzio che si è protratto per quasi 40 anni -  ha una struttura tripartita che si apre affrontando gli innumerevoli conflitti derivati dalla questione palestinese - in cui Kapuściński sembra quasi simpatizzare per i Fedayn: militanti della guerriglia armata araba - per poi deviare  per migliaia di chilometri e portarci nell’epicentro delle ribellioni boliviane e argentine. Ma anche Salvador, Santo Domingo e Guatemala hanno il loro bel daffare nel combattere le molteplici dittature del silenzio che si instaurarono tra gli anni sessanta e settanta, sorrette dallo strisciante appoggio statunitense, in numerosi stati dell’America Centrale e del Sud. E prima di tornare in Africa, dedicando il capitolo finale alla ribellione a piedi scalzi del Mozambico, il reporter di Pinsk copie una narrazione intrisa di significati e, soprattutto, di nomi: quasi a ricordarci che dietro a quelle cronache di guerra che il mondo occidentale segue sempre con un certo distacco (se non vero e proprio disinteresse) si nascondono uomini pronti a morire per i propri ideali.

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