Per Cristo e Venezia

1715, Emden. Un messo a cavallo giunto da Hannover interrompe i malinconici sogni ad occhi aperti del barone Johann Matthias von der Schulenburg, che nella pace della sua dimora sta rievocando le giornate più gloriose della sua carriera militare – ricca di valore e genio tattico più che di gloria – e i momenti più struggenti della sua vita sentimentale, divisi equamente tra la sensuale contessa veneziana Angiolina Mocenigo Della Torre e la diafana contessa Lelia Von Bokum, preannunciandogli l’arrivo dello studioso Gottfried Wilhelm von Leibniz, figura molto influente a corte. Ma Leibniz non è venuto solo: con lui c’è proprio Angiolina, che von der Schulenburg non vede da anni ma che gli è rimasta nel cuore. Poco dopo, a cena, i due rivelano al generale tedesco il motivo della visita inattesa: i Turchi minacciano Vienna, come nel 1683. Il principe Eugenio di Savoia, da sempre rivale di von der Schulenburg, stavolta ha bisogno di lui: può tenere il fronte ungherese solo se ha il fianco destro coperto, solo se Corfù resiste. Corfù non è solo la chiave per l’Italia e per Venezia, ma anche per la Germania. “Corfù è il varco per l’invasione dei pagani nel mondo cristiano” e deve essere tenuta. Eugenio di Savoia afferma che esiste un solo uomo all’altezza di questo compito, appunto Johann Matthias von der Schulenburg, che però lo odia e non ha nessuna intenzione di accettare di combattere al servizio di Venezia e soprattutto del suo acerrimo rivale di sempre. Spetta a Leibniz e ad Angiolina provare a convincerlo, in ogni modo possibile, ad accettare la carica di feldmaresciallo…

La seconda guerra di Morea (1714-1718) è un evento storico di grande importanza, di certo non conosciuto come dovrebbe essere dal grande pubblico ma forse anche sottovalutato da scrittori e cineasti: durante l’assedio di Corfù del luglio e agosto 1716 per esempio un manipolo di eroici soldati e cittadini comuni al comando di un brillante condottiero tedesco riuscì a resistere a 30.000 soldati ottomani. Un episodio epico, una epopea affascinante che lo diventa ancor di più in questo romanzo grazie al personalissimo punto di vista dell’autrice. Sibyl von der Schulenburg è infatti una discendente diretta del barone Johann Matthias von der Schulenburg, l’eroe di Corfù. Nell’archivio privato lasciato dal padre Werner, letterato e fiero oppositore del regime nazista, Sibyl ha rinvenuto il materiale che l’uomo aveva accumulato per scrivere il suo romanzo storico dedicato alla figura del condottiero di Corfù suo illustre antenato, un volume intitolato Der König von Korfu, mai tradotto in italiano malgrado un lusinghiero successo in Germania e Grecia. L’autrice ha ripreso in mano il romanzo, già revisionato dalla madre Jsa Carsen-Jser – a sua volta scrittrice – e lo ha modernizzato e tradotto, riproponendolo finalmente nella nostra lingua con il titolo Per Cristo e Venezia. Il caso più unico che raro di una famiglia intera che unisce le forze, generazione dopo generazione, per celebrare la memoria di un illustre antenato, un vero eroe europeo. Il libro è abbastanza diverso dalla media dei romanzi storici, e in meglio: dialoghi raffinati e di stampo quasi teatrale, personaggi complessi e sfaccettati, descrizioni affascinanti e atmosfere suggestive farebbero di Per Cristo e Venezia un vero capolavoro nel suo genere se non fosse per qualche inesattezza nell’uso delle virgole che potrebbe indisporre i lettori più esigenti.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER