Critica della ragion criminale

Critica della ragion criminale

Prussia, 1804. Nella piccola città sul Baltico di Lotingen, la vita scorre sonnacchiosa come sempre. La crisi economica dovuta agli ingenti investimenti in campo militare dell'Impero Prussiano in previsione di una guerra contro la Francia di Napoleone Bonaparte ha colpito duro, ovvio, ma in qualche modo i cittadini di Lotingen trovano il modo di arrivare alla fine del mese. Mentre sta preparando una sentenza su un 'complesso' caso di lite tra vicini a colpi di rami d'albero tagliati, il giovane procuratore Hanno Stiffeniis riceve la visita a dir poco inattesa del sergente Amadeus Koch, che gli consegna una lettera che arriva nientemeno che da Sua Maestà Federico Guglielmo III. Il re di Prussia chiede a lui, umile e inesperto funzionario di provincia, di recarsi urgentemente a Königsberg per affiancare il procuratore locale in uno spinoso caso criminale. Sconcertato ma lusingato, Stiffeniis saluta la giovane moglie preoccupata e parte con Koch verso Königsberg. Persino gli elementi sembrano rispecchiare la stranezza della situazione: un’aurora boreale d’intensità mai osservata prima e nebbie persistenti rendono il paesaggio inquietante e misterioso, e i misteri aumentano quando Koch consegna a Stiffeniis il dossier su una serie di delitti che hanno sconvolto negli ultimi mesi la città prussiana. Le vittime (un fabbro, una pia donna, un mendicante e un notaio), apparentemente senza nessuna caratteristica in comune, sono state trovate inginocchiate e martoriate da 'artigli' taglienti e crudeli come quelli di Satana in persona. Giunto a Königsberg, Stiffeniis incontra il procuratore Wolfgang Rhunken, morente per un colpo apoplettico. Rhunken gli rivela che attendeva ben altro ausilio e aveva richiesto infatti un ufficiale della polizia segreta di Berlino: chi ha spedito la lettera di convocazione allora? Mistero. Forse ha qualcosa a che fare con questa strana storia Immanuel Kant, vecchio maestro di Stiffeniis, che starebbe scrivendo un trattato sulla natura filosofica del crimine?

Il thriller storico più stroncato dalla critica nel 2006 merita un destino tanto crudele? No, probabilmente. Ambientazione suggestiva e inconsueta e linguaggio ad essa adeguato (merce rara in un panorama letterario nel quale capita che gli antichi romani parlino come i detective della Omicidi di New York), dinamiche tra i personaggi sufficientemente complesse (il procuratore Stiffeniis ha un passato meno tranquillo di quanto non sembri, per dirne una), un comprimario fascinoso e famoso (un Kant forse un po' troppo versione vecchio inacidito e bizzarro ma pur sempre carismatico). Insomma, fin qui siamo ben sopra alla media. Certo, pagina dopo pagina le premesse dei primi capitoli si scolorano in un plot meno sorprendente di quanto atteso, ma non è quello che succede nel 90% dei casi in fondo? Di piccole delusioni come queste è costellata la strada degli appassionati del thriller, come di incoerenze narrative, di buchi logici, di contraddizioni: tutti ingredienti che non mancano nemmeno nel romanzo del sedicente Michael Gregorio, un nom de plume dietro al quale si nasconde una coppia della bella Spoleto, costituita dagli insegnanti Michael Jacob e Daniela De Gregorio. Un romanzo (primo capitolo di una saga, pare) che ci sentiamo di promuovere con una sufficienza piena. Qualcuno più severo di noi (e forse più severo del lecito) potrebbe forse decidere di rimandarlo a settembre, ma di certo questo non è un libro da bocciare.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER