Cronaca di una morte annunciata

Cronaca di una morte annunciata
Santiago Nasar è condannato a morte. Con l’accusa di aver violato l’onorabilità di Angela Vicario, il suo destino è scritto dai fratelli Vicario sulla lama dei loro coltelli. A nessuno nascondono il proposito, sperando intimamente che una coincidenza qualunque li porti a desistere senza venire meno alle leggi dell’onore. Nel piccolo paesino del Caribe affacciato sul mare quello dopo le disgraziate nozze di Angela è un altro giorno di baldoria: arriva il vescovo col suo bastimento e la città è in fermento. Chi non è al molo ad attendere il prelato, è da qualche parte a spicciare le proprie faccende, gli uomini a smaltire la sbornia. La notizia che i Vicario cercano Nasar per ammazzarlo salta di bocca in bocca. Tutti sanno e tutti, un po’ spettatori e un po’ complici, aspettano col fiato sospeso ciò che sta per compiersi guardando Santiago come non appartenesse già più a questo mondo…
Un romanzo senza mistero, scritto con una dolcezza tale da rendere onirica anche una morte truculenta. Sin dal titolo diventiamo spettatori partecipi di un evento ineluttabile che accompagniamo col fiato sospeso fino al suo drammatico epilogo. Non c’è fretta nella narrazione, ogni parola è riverbero di un disegno imperscrutabile, una goccia cinese che approssima il momento della morte senza precipitarlo. La certezza centrale, quella della vendetta, si fa nebulosa e ambigua nei suoi contorni. Nel futuro i ricordi di chi era presente quella mattina si offuscheranno: non il clima, non l’abbigliamento di Santiago emergeranno univoche dalla memoria dei testimoni. Non c’era spazio, allora, per i dettagli poiché la consegna arcana cui si è obbedito senza deviare era fare da corollario a questo calvario inconsapevole e l’urgenza era concentrarsi sull’attimo in cui le coltellate dei Vicario avrebbero crocefisso Nasar al portone di casa. Se qualcosa si è tentato perché ciò non accadesse, è stato un impercettibile granello in un ingranaggio formidabile, un’inutile saramaghiana intermittenza della morte. Per quanto sia chiaro che si tratti di un delitto d’onore e per quanto “le questioni d’onore sono recinti sacri ai quali hanno accesso soltanto i padroni del dramma”, l’omicidio di Santiago è, al contrario, un dramma comune, un lutto corale che necessita una espiazione collettiva per chi seppe in anticipo e non parlò, per chi non seppe leggere nei presagi e nei sogni, per chi spostò impercettibilmente le corde del destino e lo aiutò a compiersi.

 

 

 

 
 
 
 
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