Cronistoria di un pensiero infame

Cronistoria di un pensiero infame

10 giugno 2018. La nave umanitaria Aquarius dell'ong Sos Mediterranée viaggia con 630 migranti a bordo, tra cui 140 minori e 7 donne incinte. Queste persone stavano annegando, sono state recuperate in mare aperto dopo diverse operazioni di salvataggio, compiute anche da navi militari italiane. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini è netto. Non concede l’attracco all’Aquarius in nessun porto italiano. Anzi: i porti quei migranti li vedranno solo in cartolina, ci tiene a sottolineare. E così l’imbarcazione rimane in mezzo al mare, in condizioni critiche. Due giorni dopo Edoardo Albinati è alla libreria Feltrinelli di Milano a presentare il suo ultimo volume, Otto giorni in Niger, scritto a quattro mani con la compagna Francesca d’Aloja e incentrato su un viaggio organizzato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati nel Paese africano. È in questa occasione che si ritrova a dichiarare qualcosa di terribile, osceno. “Sapete, sono arrivato a desiderare che morisse qualcuno, su quella nave. Ho desiderato che morisse un bambino sull’Aquarius”, queste le sue parole, che fanno calare il gelo. Quello che si scatena nei giorni successivi è un finimondo. Polemiche, giornalisti che chiedono spiegazioni e lo pungolano per una replica. “La Realpolitik brutalmente applicata dal ministro di Polizia aveva generato un pensiero altrettanto brutale, il mio, con l’intenzione di raddrizzare di colpo la bilancia”, si spiega. “Ma cos’è stato, arroganza, delirio, autolesionismo?”, gli chiede invece la moglie Francesca, anche lei incredula per l’accaduto. Albinati comincia a riflettere e a esaminare, allora, “com’è che di punto in bianco si diventi una bestia, anche per soli dieci secondi, da quale scuola venga fuori quel cinismo e perché si venga tentati dall’impiegarlo, i suoi vantaggi e i suoi svantaggi, e infine in cosa consista il compito specifico di uno che con le idee e i sentimenti (oltre che averne di propri) ci lavora”…

Edoardo Albinati, autore di romanzi e saggi di successo, vincitore del premio Strega 2016 con La scuola cattolica e da anni insegnante nel carcere romano di Rebibbia, si ascolta dire qualcosa di tremendo. Scatena un putiferio, l’opinione pubblica è ovviamente scioccata, parlare di morte, associata a bambini, inevitabilmente da’ i brividi. Lo scrittore a freddo ragiona sulle parole che ha usato, sul “pensiero infame” che la scelta di non far attraccare l’Aquarius ha scatenato nella sua mente e che lui, senza freni, ha esternato. Ne nasce questo pamphlet in cui parte con l’analizzare a fondo il perché del suo comportamento per poi concentrarsi sui meccanismi che governano l’attuale società e la politica. Lo fa da scrittore che come tale, nel ruolo che riveste ha una missione. “Credo che uno scrittore debba scavare nello sporco, digging in the dirt (come diceva una vecchia canzone di Peter Gabriel), e rivelare cosa ci sia sotto, lo sporco degli altri ma prima di tutto il proprio, il proprio rancore, la propria parte oscura, il demone, ecco, sì, anche la verità più scomoda e indicibile deve essere conosciuta, che venga a galla costi quel che costi. In me è venuta fuori con quel pensiero infame, che però rivendico come esemplare, perché illustra bene a che punto di non ritorno siamo arrivati”. Il caso della nave Aquarius ha segnato uno spartiacque nella gestione degli sbarchi dei migranti. Ha inaugurato la stagione dei porti chiusi e delle navi lasciate in mare, cariche di persone. Poi è stata la volta della Diciotti, alla ribalta delle cronache parlamentari di questi giorni. Ma il solco è stato attraversato, il “no pasaran” è stato sdoganato. Albinati affronta quindi uno dei temi nevralgici del dibattito politico del nostro paese. Ci racconta, dal suo punto di vista, come siamo arrivati a questo punto, come certi meccanismi siano scattati nella politica sì, ma anche nelle relazioni umane. È il mondo degli “odiatori di professione” quello a cui si rivolge. Non ci sono giustificazioni o autoassoluzioni, in questa sua opera. C’è solo una precisa ricostruzione di come si forma “un pensiero infame” e di come sia imbevuto di stilemi e percezioni in cui la nostra società sta galleggiando, o forse annaspando. Un volume coraggioso, a tratti disturbante, ma che stimola sicuramente a fare una cosa che effettivamente sembra andare poco di moda: studiare, analizzare, approfondire.



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