Cuccioli per i Bastardi di Pizzofalcone

Cuccioli per i Bastardi di Pizzofalcone

Il commissariato di Pizzofalcone è l’ultima spiaggia dei reietti, i poliziotti degli altri commissariati che per un motivo o per l’altro nessuno vuole più in squadra. Si sono appropriati con orgoglio dello spregiativo “Bastardi”, con cui venivano chiamati i poliziotti corrotti che lo costituivano; loro sono quelli piagati dalla vita che tengono duro, quelli che accettano le storture dei loro caratteri e ne tirano fuori il meglio. È uno dei Bastardi anche l’assistente capo Francesco Romano, Hulk lo chiamano fra di loro, perché quando la rabbia lo assale è pericoloso. Non quella mattina, però. Quella mattina tutta la sua rabbia si trasforma in dolore, nel terrore di non farcela a salvare quel fagottino umano che ha trovato nell’immondizia. Com’è logico che sia ogni poliziotto è colpito nel profondo da quella creaturina trovata dal collega e ognuno reagisce a modo suo ma tutti si muovono compatti agli ordini del commissario Palma; nonostante i successi e la relazione molto più che professionale dell’ispettore Lojacono con il Sostituto Procuratore Laura Piras, il rischio chiusura del commissariato non è scongiurato. Se c’è un neonato c’è una madre e non è detto che l’abbia abbandonato di sua volontà. Le indagini non impediscono ad Aragona, il raccomandato convinto di essere il miglior poliziotto su piazza, di cedere alla richiesta di un bambino preoccupato per la scomparsa del suo e di altri cuccioli a quattro zampe, né a Pisanelli di dargli una mano e tenerlo d’occhio. Perché i Bastardi sono una squadra, quello che è di uno è di tutti, siano gioie o dolori…

Ancora una volta Maurizio de Giovanni stupisce. Non per la trama gialla che è come sempre ineccepibile, ma per come riesce ad arricchire di sfumature ogni personaggio, cosa che nell’ambito di una serie risulta oggettivamente difficile. In ogni romanzo - Cuccioli è il quarto che vede gli stessi protagonisti - le vite dei poliziotti di Pizzofalcone evolvono, amori che nascono e muoiono, amicizie che crescono, rimpianti, rimorsi ed ogni altro umano sentire crescono con loro quasi cibandosi delle cose che succedono. Ogni situazione diventa il trampolino, a volte il mezzo per fare un passo avanti verso i propri obiettivi, che non sono poi così distanti da quelli di chiunque, essere felici, accettati per quello che si è al di là delle convenzioni in cui la vita ci mette. Ognuno di loro, anche i cattivi, è un caleidoscopio di emozioni, fatti e atti che alla fine ti fa dimenticare che stai leggendo una storia inventata, perché de Giovanni lavora sempre su più piani, ti trascina nell’indagine facendoti diventare di pagina in pagina la vittima, il carnefice, il poliziotto. I dubbi di tutti diventano i tuoi, le domande i perché senza risposta. Da questa serie la fiction prodotta da RAI 1.



 

 

 
 
 
 

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