Cuentos fríos

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Due amici scalatori, dopo aver conquistato una vetta alta tremila piedi, si ritrovano a scivolare lungo un pendio, agganciati alla corda. Nel volo i loro corpi sono rimasti vicini, simili a quelli dei paracadutisti che si stringono mentre fanno le acrobazie. Consapevoli dell’inevitabile, uno con le mani protegge la meravigliosa barba del compagno mentre l’altro cerca in ogni modo di preservare gli occhi dell’amico, che sa essere per lui la cosa più cara. Nella caduta i loro corpi vengono smembrati dalle rocce aguzze ma alla fine, sull’erba, restano intatte una maestosa barba grigia e un paio di occhi, sani e salvi… La pensione è in subbuglio perché la dama dalle carni opulente ha appena annunciato che quel giorno esibirà il suo prezioso album di fotografie. L’evento, che potrebbe protrarsi per mesi se la signora racconterà minuziosamente ogni dettaglio, è ambitissimo e il portiere si affretta a vendere i migliori posti accanto alla dama e a suo marito. Chi può permetterselo le starà vicino e i poveri si siederanno dove possono e tutti resteranno così per giorni e giorni, ad ascoltare il racconto della dama, mangiando e defecando sulle poltrone pur di non abbandonare il posto. Persino la donna di pietra, con la sua sedia a rotelle, viene portata nella sala che già rigurgita persone in attesa che la dama apra il suo album e racconti del giorno delle sue nozze… Può un povero uomo che assiste in lacrime alle esequie di un amico trasformarsi nel Gran Baro, così come verrà battezzato il primo pagliaccio rivoluzionario? Secondo i proprietario del circo che decide di ingaggiarlo è proprio così e i fatti sembrano dargli ragione. L’uomo accetta di rendere parodia ogni categoria sociale e tutti ridono a crepapelle tanto poi da trasformarsi loro stessi in pagliacci anche nella vita comune…

Virgilio Piñera (1912-1979) poeta e scrittore cubano amico di Guillermo Cabrera Infante, di Borges e Victoria Ocampo, è probabilmente uno degli autori sudamericani meno conosciuti in Italia e solo in tempi recenti anche la sua patria gli ha restituito la giusta fama letteraria. Dopo il discorso agli intellettuali di Fidel Castro, e con la messa al bando delle opere considerate controrivoluzionarie, lo scrittore prende le distanze da un sistema politico che negli anni successivi alzerà un muro e condannerà al silenzio Piñera e le sue parole, a causa anche della sua dichiarata omosessualità. Piñera vivrà emarginato e isolato e non farà in tempo a vedere riabilitata la sua arte. Ma la sua scrittura, altrettanto rivoluzionaria, merita invece di essere conosciuta e in questa ventina di racconti brevi scritti tra il 1944 e il 1956 abbiamo la possibilità di scoprire un volto diverso della letteratura sudamericana. La caduta assurda e surreale dei due amici alpinisti, i cui corpi vengono mano a mano smembrati mentre l’intelletto sopravvive, apre la raccolta ed è un’immagine che resta presente durante tutta la lettura. Occhi e barba si salvano, sembrano felici lì sull’erba che risplende. E mentre ci chiamo come possa essere, ci sorprendiamo a sorridere per quell’immagine strana e delicata. Il Gran Baro, sul finale, appare invece come la parodia di un sistema politico o religioso che prende un individuo, lo solleva e lo rende unico e poi lo getta a terra nello stesso modo e con la stessa potenza con la quale lo aveva innalzato. Ci sono piccoli quadri, in questo libro. Storie brevi che mostrano un dettaglio, magari assurdo o surreale, e lo descrivono con una naturalità che ci convince subito e che ci fa dimenticare la stravaganza dell’azione.



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