Da contrari venti

Da contrari venti

Nella Sala del Mappamondo, a Venezia, è riunito il Gran Consiglio del Fascismo. È il 24 luglio 1943. L’atmosfera è inquieta e “il Tiranno non sembra lui”. L’ordine del giorno viene approvato e il nuovo Capo del governo è ora Pietro Badoglio. Le strade di Roma nel giro di poche ore vengono prese d’assalto dalla popolazione, la voglia di festeggiare dà alla testa, le camicie nere vengono assalite dagli uomini, c’è chi ingiuria il fascismo e Mussolini e chi devasta i simboli del potere. C’è persino chi grida che la guerra è finita. Il diciassettenne Stanislao Ventura è turbato, come è possibile che l’uomo che tutti loro hanno imparato ad amare e ammirare sia caduto? Chi difende l’Italia, chi lotta per la Patria? Stanislao è sconvolto per l’arresto del Duce: “Non so che succederà, ma per me oggi è come se in cielo non ci fosse più il sole”. Arruolarsi sembra la sola cosa giusta da fare, occorre respingere gli angloamericani. A Corfù il tenente Salvatore Salemi deve fare i conti con la nuova situazione politica. Chi sono ora i nemici? I tedeschi che accusano l’Italia di tradimento? Possibile che si debba combattere accanto ai ribelli? Accanto ai partigiani? Salemi e il collega Paolo Moriggi devono prendere una decisione e allontanarsi in fretta. La guerra incombe. A Londra William Gray viene convocato per una missione pericolosa, è l’uomo giusto dato che parla perfettamente l’italiano. La sua meta è Massingham, in Algeria, per l’addestramento, poi volerà a Venezia. Anna Montali è spaesata, sembra che Cinecittà si stia svuotando e il lavoro, per una parrucchiera di scena come lei, scarseggia. L’offerta di spostarsi a Venezia per seguire altre produzioni la spaventa e la alletta, deve aiutare sua madre e sua sorella, ha bisogno di guadagnare. Agostino Dongiovanni ama le donne e ama chiacchierare, è la guerra che non gli piace, che lo spaventa. È bravo a giocare a calcio e forse giocare nella squadra dei Vigili del Fuoco gli garantirà un piatto di minestra in più ed eviterà il confronto diretto col pericolo…

Le guerre implicano delle scelte, scelte dettate da appartenenza o interessi personali, ma non sempre queste scelte sono chiare o immediate per chi vi si affida. Ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che dobbiamo difendere, è determinato dalla percezione della realtà che viviamo. I personaggi di questo articolato romanzo che racconta i due anni di guerra prima della Liberazione dai nazifascisti, avvenuta il 25 aprile 1945, e gli sviluppi del periodo successivo, si muovono in parte consapevoli dei loro obiettivi e in parte travolti da eventi di cui non hanno il minimo controllo. Ciò che li accomuna, sia che agiscano a favore di una parte o dell’altra, è la convinzione di lottare per l’onore dell’Italia e per proteggere il loro popolo e sé stessi. Gli aspetti psicologici sono abilmente scandagliati, le ambiguità messe in luce in maniera chiara, le ragioni di tutti emergono pagina dopo pagina. In questo mondo devastato dalla guerra gli uomini e le donne combattono, si adattano, ingannano, amano, sopravvivono, uccidono, sperano come il tenente poeta Salvatore Salemi: “Lontano dalla Patria/ritrovo un parco come il mio/pini marittimi e nostrani/di un remoto esercito invasore/mi volto e all’improvviso/il sorriso di una bimba/E mi sento a casa mia”. Lo stile di Vincenzo Salfi è chiaro e evocativo, la struttura del romanzo, nonostante spazi in luoghi e contesti molteplici, si mantiene organizzata e fluida. Autore romano, impegnato nel campo delle risorse umane per varie aziende, Salfi esordisce col suo primo romanzo: Da contrari venti, dopo aver pubblicato nel 2014 il saggio Il mondo dissolto. Autoritratto della RSI, dedicato all’analisi dei giovani militanti italiani e la percezione di quel periodo.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER