Da domani mi alzo tardi

Da domani mi alzo tardi
Il 4 giugno 1994, serata afosa, i telegiornali nell'edizione della notte danno la notizia della morte di Massimo Troisi. Solo il giorno prima è stato dato l'ultimo ciak delle riprese del film "Il Postino", che sta per rendere famoso l'attore di San Giorgio a Cremano anche negli Stati Uniti. Ma in realtà Massimo non è morto. Ha solo deciso di sparire per un po', per riprendere i fili di una vita che andava riordinata e per fare acclimatare nel suo petto un cuore nuovo. Dopo 13 anni, però, torna e contatta Gaetano e Anna, suoi grandi amici e collaboratori. E loro immediatamente lo stimolano a rimettersi a lavoro, a scrivere, a raccontare, perché si sente proprio la sua mancanza. Scettico e poco 'volenteroso' come è sempre stato, (forse indolente è la parola giusta, di quell'indolenza del sud che non è sempre un difetto) Massimo giura che cambierà abitudini, tenta di rassicurare i suoi amici promettendo "Da domani mi alzo tardi". All'obiezione che lui tardi ci si è sempre alzato, risponde: "No, mi sono sempre alzato tardissimo! All'una e mezza, alle due! Da domani mi alzo alle undici, giuro!". Massimo è tornato, quindi. E ha preso in affitto insieme ad Anna una casa in campagna per poter concentrarsi e scrivere, proprio come ha sempre fatto per tutti i suoi film...
Troisi è ancora vivo: ecco l'escamotage narrativo che Anna Pavignano usa nel suo libro per parlare di Massimo e ricordarlo a molti anni dalla sua morte. La Pavignano, autrice assieme all'attore delle sceneggiature di tutti i suoi film, ha conosciuto il ragazzo napoletano nel 1978, ai tempi di No stop e della Smorfia, il trio di cui Troisi faceva parte con Lello Arena e Renzo De Caro, e non lo ha mai abbandonato. Così ripercorre quegli anni, la vita, le idee, le battute che sono rimaste celebri, l'infanzia, la famiglia, gli inizi per caso, il successo, l'arrivo a Roma, le tante donne conquistate e segnate su un libretto azzurro, gli amici. Il Troisi che viene fuori è esattamente come se lo immagina chi lo ha ammirato e apprezzato da spettatore: un grande osservatore che ripete "nun teng' genio" quando poltrisce (o sembra farlo) per poi, in un attimo, rendere comica e geniale una situazione della vita reale. E Massimo pagina dopo pagina torna vivo davvero, con il suo dialetto, il suo modo incerto di parlare, la sua ironia sempre e a tutti i costi, il suo non prendere mai sul serio niente e men che meno se stesso. Ma soprattutto il libro racconta una storia d'amore: quella tra Massimo e Anna. La Pavignano infatti è stata la compagna di Troisi per molti anni e - così traspare neanche tanto tra le righe - lo ha amato profondamente. Nasce da questo amore profondo il voler mettere nero su bianco un amore unico per una persona unica, denotando il desiderio dell'autrice di raccontare una bella storia e della donna di fare pace con un ruolo, quello di compagna, che non ha mai potuto rivestire fino in fondo.

Leggi l'intervista a Anna Pavignano

 

 

 

 
 
 
 
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