Da dove sto chiamando

Da dove sto chiamando
Earl faceva il rappresentante, l’agente di commercio, ma si sa: la crisi, la diminuzione della domanda… e si è ritrovato col culo per terra. Decide di andare a trovare la mogliettina, che lavora in una tavola calda in città, ma una volta entrato nel locale deve subire i commenti degli altri clienti, che trovano la signora troppo grassa e non scopabile. Così Earl decide di mettere a dieta la sua donna, sperando che i commenti degli avventori del ristorante in futuro siano più benevoli… Il signor Stalter è disoccupato, la moglie è andata via lasciandolo da solo in una casa spogliata dai creditori. Una mattina bussano insistentemente alla porta, l’uomo si affaccia e nota una vecchio in impermeabile che ha con sé una grossa valigia. Lo straniero  urla che la signora Stalter ha vinto una pulitura completa di tende e materassi, così svogliatamente l’uomo apre la porta e fa entrare il rappresentate di commercio. La vincita ovviamente è una scusa per poi rivendere l’aspirapolvere, ma questo il sig. Stalter lo capirà solo alla fine… Toni è sveglia, bella e caparbia. Leo è diventato apatico, la coppia in passato ha goduto di ogni lusso e ha sperperato denaro in modo poco attento. Vacanze, pranzi luculliani  e una splendida decapottabile. Ora i debiti devono essere pagati e i due non hanno più nulla da impegnare, rimane loro solo la splendida automobile. Toni decide di darsi da fare, andrà lei in giro per rivenditori d’auto e in qualche modo riuscirà a chiudere l’affare. Leo è ansioso, ha paura proprio di questo, in che modo la mogliettina riuscirà a farsi pagare?...
Raymond Carver ha il pregio di apparire spontaneo e di rappresentare con immediatezza lo squallore della provincia americana a lui tanto cara. E così le storie di uomini e donne normali, talvolta noiose e insensate, rappresentano la vera forza dello scrittore. Padre della scrittura minimalista, Carver è capace di carpire le più piccole sfumature ed inserirle abilmente nella caratterizzazione dei suoi personaggi. Così, leggendo questi racconti possiamo trovare situazioni a noi vicine, tradimenti e malinconia, il portalettere che consegna la posta, la vicina di casa che urla dalla finestra al cane di non abbaiare. Le vite dei protagonisti di queste microstorie vengono amalgamate in un unico universo popolato da apatia e rancore. La furia e la disperazione di un popolo che non ha nulla di oggettivo in cui credere e si rifugia nell’unica cosa capace di dare un sollievo seppur momentaneo. La rabbia che emerge all’improvviso in questi uomini e donne è rappresentativa di quell’odio accumulato in anni di fallimenti di sconfitte susseguitesi in modo così repentino che non si è avuta la forza o il coraggio di riprendersi. L’autore nel 1988, prima di morire, decide di raccogliere i suoi racconti migliori e inserirli in un’antologia che lui stesso - con  sua moglie Tess Gallagher - cura nei minimi dettagli, inserendo minuziosamente le sue osservazioni di tutta una vita spesa a raccontare la normalità. Un greatest hits che rappresenta in toto la visione che aveva lo scrittore americano verso tutto ciò che lo circondava. Alla fine della sua esistenza, scontroso, burbero e ormai assuefatto all’idea della morte, vuole lasciare qualcosa di concreto ai suoi seguaci. Questo urlo disperato verrà raccolto anni dopo anche dal regista Robert Altman che decide di inserire alcuni di questi racconti in un suo film, America oggi, che riceverà la Palma d’oro alla mostra di Venezia del 1993.

 

 

 
 
 
 
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