Da Moro a Berlinguer

1966, XI Congresso del Partito Comunista Italiano. Un gruppo eterogeneo di dirigenti – che in qualche modo si coagula attorno alla figura di Pietro Ingrao – chiede a gran voce una radicalizzazione a sinistra della linea politica del PCI. La maggioranza però non li segue e il gruppo si sfalda. Ma le istanze restano, il fuoco cova sotto la cenere. Nel giugno 1969 esce il primo numero della rivista mensile “il manifesto”, diretta da Lucio Magri e Rossana Rossanda, ed ha uno straordinario successo con 50.000 copie vendute. Sono tempi burrascosi: la diffidenza del PCI verso l’avvento sulla scena del movimento del 1968, l’imbarazzo di fronte all’invasione della Cecoslovacchia da parte dell’URSS hanno aperto crepe profonde nel proverbiale, granitico unanimismo a cui si è abituati a via delle Botteghe Oscure. La voce de “il manifesto” suona da subito come eretica e fastidiosa: dopo alcuni mesi di tira e molla, il 27 novembre 1969 il Comitato centrale del partito decide la radiazione della Rossanda (assieme ad Aldo Natoli e Luigi Pintor) e un provvedimento amministrativo per Magri. Le tessere di Luciana Castellina, Massimo Caprara e Valentino Parlato non vengono rinnovate. Per protesta contro la dirigenza e solidarietà molti abbandonano il PCI e si uniscono al gruppo di transfughi, che vanta anche 5 deputati. Nel 1971 “il manifesto” diventa un quotidiano e alle elezioni del 1972 si presenta come forza politica vera e propria, raccogliendo un incoraggiante 0,67%, che induce il gruppo a guardarsi intorno per stringere alleanze strategiche nel variegato quadro della “nuova sinistra” che va formandosi in quei mesi. L’attenzione maggiore è per il Partito di Unità Proletaria (PDUP) di Vittorio Foa e Silvano Miniati. Si inizia a elaborare un progetto di fusione delle due piccole ma vitali forze politiche…

Valerio Calzolaio e Carlo Latini – entrambi con una storia politica da dirigenti del PDUP tra fine degli anni ’70 e inizio degli anni ’80, entrambi poi confluiti nel PCI (per seguire strade diverse nei decenni successivi e ricoprire incarichi di diversa responsabilità), entrambi con la passionaccia per la scrittura – più che compagni sono amici. E il piacere del racconto non a caso è la seconda chiave di lettura possibile per questo ponderoso saggio oltre al rigore storiografico e metodologico, che non è mai in discussione. Figlio anche di un seminario promosso dall’Istituto Gramsci Marche (di cui Latini è presidente) nel 2013, il libro ripercorre una stagione politica lontana e a volte colpevolmente sottovalutata ma decisiva non solo in sé, ma anche come primo segnale tangibile e misurabile della tradizionale eterogeneità della sinistra italiana. Ma anche qui non è solo storia politica, è anche passione: lo spiega bene la bella prefazione di Luciana Castellina, questo volume “è in qualche modo un trattato archeologico, parla di un tempo remoto”, un tempo in cui “la politica è stata bellissima: vissuta dentro la società e distanti dai centri di potere, colma di edizione appassionata e di disinteresse per la carriera”. Il PDUP rappresentò un’esperienza politica innovativa e seminale in molti sensi: anticipò l’ecologismo – tra gli sberleffi del resto della sinistra di allora –, ebbe grande attenzione per il movimento femminista nascente, resistette alla tentazione della simpatia per la lotta armata senza rinunciare al radicalismo per imboccare la strada della moderazione che ha portato nei decenni successivi all’eclissi del PCI, ma soprattutto ebbe sempre il timor sacro del minoritarismo: “Essere un piccolo partito ma sentire la stessa responsabilità di una grande forza prima di lanciare un’iniziativa è stato il modo per evitare le facilonerie estremiste e darci il senso della responsabilità”, scrive ancora la Castellina. Testimoniano questo rigore i capitoli del saggio dedicati alle Brigate Rosse e al sequestro Moro, al nucleare, alle lotte sindacali, alla FIAT, al terremoto d’Irpinia, alla campagna referendaria sull’aborto, al crollo dell’URSS, al rapporto con il PCI di Berlinguer. Un’avventura appassionante e appassionata che chi si interessa di politica non può perdersi.



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