Da Olimpia a Pechino

Da Olimpia a Pechino
Dal 776 avanti Cristo, quando per la prima volta il nome del vincitore di una gara olimpica viene inciso nel marmo, al 393 dopo Cristo, quando l'imperatore romano Teodosio, dopo la feroce repressione di Tessalonica, sopprime i giochi olimpici perché “sacrileghi e orgiastici”, le Olimpiadi hanno rappresentato un appuntamento sacro e irrinunciabile, un'occasione preziosa di pace e di incontro tra popolazioni diverse, magari nemiche per tutto il resto dell'anno. In realtà una leggenda vuole che sarebbe stato Zeus, nella notte dei tempi, a indire i primi giochi, ai quali partecipavano uomini e dei senza distinzioni (ma pare vincessero sempre gli dei, e così mica vale). Un'altra sostiene sia stato il nerboruto Ercole il primo vero organizzatore di Olimpiadi, per celebrare l'omicidio (da parte sua) di Augia, re dell'Elide, reo di non avergli pagato una somma che gli spettava (alla sezione Recupero crediti tutte le aziende sognano un tipo del genere). Altre leggende ancora raccontano origini diverse e sempre più fantasiose per i giochi olimpici, mentre gli storici propendono per una trasformazione graduale delle celebrazioni annuali in onore di Era o per una decisione del re Ifito su input dell'oracolo di Delfi, che per far tornare la pace in quei tempi insanguinati da continue guerre avrebbe richiesto di “ristabilire i giochi cari agli dei” nell'884 a.C. Comunque sia, dal 776 a.C. la kermesse lascia una traccia documentale, che in questo prezioso volume il giornalista Gianpaolo Carbonetto inserisce in un impressionante albo d'oro che per la prima volta celebra quegli antichi campioni, arricchito da qualche gustosa notazione storica (per esempio: sapevate che il matematico e filosofo Talete morì per un'insolazione mentre seguiva le Olimpiadi sugli spalti dello stadio?). Ma ovviamente sappiamo molto di più sulla nuova incarnazione dei fasti di Olimpia, quella che parte nel 1896, quando il giovane Pierre Fredi, barone de Coubertein, innamorato dello sport e della classicità greca, riesce a convincere il banchiere ateniese Michele Averof a sponsorizzare le prime Olimpiadi dell'era moderna. Dapprima con lacune organizzative pazzesche (impianti sportivi inesistenti, regole poco chiare, giurie improvvisate, atleti di Paesi lontani impossibilitati a partecipare per i costi proibitivi), poi in modo sempre più spettacolare e magniloquente (quando i Governi intuiscono che i Giochi possono rappresentare un'ottima occasione di propaganda), le Olimpiadi divertono, appassionano, esaltano milioni di persone e portano più di 25.000 atleti sul podio, atleti che Carbonetto elenca tutti uno per uno, aggiungendo per i personaggi più interessanti e le gare più memorabili aneddoti, racconti e curiosità. Mai immaginato che un almanacco sportivo potesse essere così divertente.

 

 

 

 
 
 
 
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