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“Sara,che si mangiano oggi? I grilli?”. Con questa frase tonante e giocosa il padre si rivolgeva alla moglie a casa Fiorello; Catena, ancora bambina, volava con la fantasia e immaginava  grilli sul tavolo in schiera festosa , solo una volta cresciuta avrebbe capito  la metafora . “Mangiare grilli” equivale nel gergo siciliano  ad un pasto parco e povero, degno della umile mensa di una casa in cui il benessere economico era sconosciuto, ma la parola “miseria” non era mai pronunciata. Il tutto consolidato da un’aria di festa che accompagnava i pasti semplici ma gustosissimi che preparava la mamma, figlia della povertà. Rimasta orfana a sei anni, aveva conosciuto la fame, la guerra, ma soprattutto la mancanza di quella mamma Maria che era morta sola in un ospedale di Messina ,senza che nessuno andasse a trovarla per mancanza di risorse economiche. E mentre zio Pippo diventava  muratore, Sara si dava al ricamo, non perdendo mai, anche nella disperazione , il sorriso e la determinazione di andare avanti affidando il destino alle stelle. In questo contesto avviene l’incontro con Nicola Fiorello, abituato fin da piccolo ad una vita durissima: con indubbie doti di cantante, intonava serenate a Letojanni e dintorni, mentre tutta la famiglia sbarcava il lunario lavorando nei campi e non dimenticando mai la gioia di vivere, specie la madre, che però la perse quando  morì una figlia in giovanissima età e un figlio si allontanò dalla Sicilia in seguito ad una delusione. Fece però in tempo a rivederlo , mentre il padre di Rosario, Anna, Catena e Giuseppe era già diventato finanziere a ventidue anni ; le due famiglie si frequentavano e benedicevano quell’amore intenso e incancellabile che sarebbe durato una vita intera, oltre la morte di Nicola, che Sara mai dimenticò….
E così, con questo andamento narrativo semplice, dolce, quasi cantilenante viene ripercorsa la saga dell’intera famiglia Fiorello con fotografie d’epoca annesse, riproducendo in uno stile amabile, quasi da cantastorie, gli aromi, i profumi, le sensazioni, le spezie, i ricordi di una famiglia felice nonostante la povertà, o forse felice un po’ proprio per questa. Perché lì dove il benessere non c’è, ci sono altri e più forti valori a fare da collante in una famiglia unita, forte, solidale, giocosa, festosa stretta intorno ai sani principi che formano gli individui e li fanno forti e saldi nelle loro certezze . Di quanto l’assenza di benessere possa essere forgiante ci si accorge da adulti, quando si capisce che le ristrettezze, le rinunce, la mensa umile uniscono in un alto senso di solidarietà e giustizia sociale, rendendo ancora più saldi quegli affetti familiari ben coltivati da piccoli grazie all’amore che unisce tutti i membri della famiglia. Così la scrittrice Catena Fiorello sente da adulta la necessità di rievocare l’intera storia della sua famiglia - di cui ha introiettato valori e tradizioni - e lo fa con un senso del rispetto e dell’amore che commuove e diverte, mettendo in moto la sua fantasia non molto diversa da quella che aveva da piccola quando sprizzava gioia da tutti i pori sentendo i profumi che provenivano dalla cucina di mamma Sara, la donna intorno alla quale si raccoglieva tutta la famiglia, la donna di cui era pazzo di amore Nicola, la donna che i figli proteggono dopo la morte del padre, perché in questa celebrazione neorealista della famiglia un ruolo di privilegio spetta alla donna,madre e sposa amorevole.

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