Dal margine

Dal margine

Valerio chiude il terzo scatolone con i vestiti invernali: è quasi alla fine, tra qualche ora lascerà la casa e il Piemonte per tornare a Roma. I quadri ultimati sono già in viaggio trasportati da un corriere. Dopo tre anni e i primi riconoscimenti come pittore, torna nella capitale: mostre, gallerie di arte, la vivacità culturale, ma anche a tutto ciò che ha odiato di Roma, i ritmi incessanti, il traffico caotico e l’affollamento. Più che un trasloco di rivincita è una fuga, nessuno è al corrente della sua partenza. In realtà tutto di quella vita romana gli è mancato dopo poche settimane passate nella quiete sabauda; si è sentito subito isolato, distante dalle piccole beghe quotidiane delle socievoli e pacate persone del luogo. Quello che lo ha aiutato a sopravvivere è stato cominciare a correre senza alcuna aspettativa, con ai piedi un paio di Asics rosse, acronimo di Anima sana in corpore sano. Laura lo chiama al cellulare, con la sua voce dolce s’informa a che punto è arrivato nei preparativi. Valerio la immagina che parla con lui a occhi socchiusi mentre accarezza il gatto. Sussurrano raccontandosi le piccole cose di ogni giorno. Laura gli dice che vuole raggiungerlo presto a Roma, sta impazzendo con la tesi, ha voglia di stare con lui. Valerio le chiede di lasciargli il tempo di sistemarsi, il tempo di capire…

 

 

Dal margine è la cronaca di un trasloco, di incontri casuali, con un protagonista che rifugge le scelte e come tutti gli altri personaggi agisce senza riflettere, lasciandosi condurre dall’istinto del momento. Figure piatte, che fino all’ultima riga non danno segni di alcuna evoluzione, lunghe descrizioni delle “tecniche” pittoriche usate dal protagonista, ripetitivi e inutili riferimenti a brani musicali trasmessi da MTV. Pagine che contengono un susseguirsi di episodi per lo più paradossali, con dialoghi improbabili, relazioni surreali e cronache di rapporti sessuali che attingono a fantasie erotiche spicciole e banali. Una narrazione in cui la trama è inconsistente, in cui sono presenti punti cruciali che potrebbero segnare un cambiamento di direzione e che invece sono falsi allarmi, in quanto i personaggi non sono minimamente messi in crisi e al limite manifestano brevi reazioni isteriche. Il racconto termina con una scena che vorrebbe essere un finale aperto, ma il risultato è la chiusura confusa di una storia che non è mai cominciata.



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