Dama cinese

Dama cinese
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 
Da un ginecologo come minimo ti aspetti che abbia un rapporto con le donne un po' diverso dal normale. E infatti lui non riesce a vedere le sue pazienti come oggetti di desiderio, ha sempre rifiutato le sporadiche avances di qualcuna di loro, e persino licenziato un'infermiera rea di aver parlato troppo di sesso. Lui ha una moglie, ecco. Una moglie, e le tante anonime prostitute che ama incontrare in discreti centri per massaggi o al buio di strade di periferia. Una di loro una volta ha persino tentato di ricattarlo, dopo essere venuta in possesso del suo telefono di casa chissà come, ma poi ha rinunciato, era solo un bluff per estorcergli un po' di denaro. Il nostro ginecologo inquieto ha anche una figlia (che ritiene sposata infelicemente, ma non saprebbe nemmeno lui dire perché) e aveva un figlio con problemi psichiatrici, morto in circostanze drammatiche e poco chiare anni prima, dopo l'ennesima crisi condita da minacce alla madre e furti di denaro in casa. E soprattutto ha il suo lavoro, che svolge con passione e meraviglia, come quando assistette all'inspiegabile guarigione di una sua paziente colpita da un tumore inoperabile. Ricorda che mentre la donna si sottoponeva alle sedute di chemioterapia che l'avrebbero inaspettatamente salvata, lui teneva compagnia al piccolo figlio, seduto sul divano in sala d'attesa ad aspettare la mamma. Un giorno quel bambino raccontò al ginecologo una strana storia, una storia che sembrava un sogno ma che negli anni passati l'avrebbe perseguitato a lungo, come un'eco sepolta nell'anima...
Esordio italiano per uno dei più autorevoli esponenti della new wave della narrativa sudamericana, quel Mario Bellatin un po' messicano un po' peruviano che già da qualche anno sta mettendo a ferro e fuoco l'anima dei lettori di lingua ispanica con la sua prosa radicale, provocatoria, impossibile da ascrivere a un modello, da ingabbiare in una definizione (anche se a mio parere è rintracciabile più di una reminescenza dell'approccio della grande Agota Kristof dal punto di vista letterario, e del David Lynch di Eraserhead dal punto di vista più genericamente estetico). Austero fino alla ascetica negazione di qualsiasi spazio d'espressione per il suo virtuosismo (che però si esprime ancora più vivido e potente in questo rigoroso lavoro per sottrazione), Bellatin naviga dalle parti di quella che Claudio Guillén ebbe a definire "l'estetica del silenzio", sempre in bilico tra esplicito e implicito, ma dichiaratamente simpatizzando per quest'ultimo. Difficile quindi sottolineare con l'evidenziatore un tema centrale, un nucleo: forse il rapporto padre-figlio, ma visto da chi non sa decidersi tra amore e odio, tra pulsioni di vita e pulsioni di morte, che siano incarnate in un istante drammaticamente supremo o diluite lungo il percorso di anni scanditi da quotidiane ferite reciproche. Impassibile e commosso nel profondo allo stesso tempo, il laconico medico protagonista che percorre la sua plumbea, anonima città in cerca dell'ennesima prostituta che lo tenga lontano ancora qualche minuto da un ambiente familiare opprimente nella sua arrendevolezza sembra messo lì apposta da Bellatin per massacrare tutti i luoghi comuni sulla narrativa sudamericana, dal realismo magico all'erotismo, dai colori vivaci alla politicizzazione. E anche se non è così, è questo quello che fa, vivaddio. Assolutamente geniale l'idea di dividere il breve romanzo in due parti, una che segue il plot vero e proprio, e una dedicata al surreale racconto del bambino in sala d'attesa. Una separazione che paradossalmente sottolinea ancor di più quanto questi due momenti siano intimamente legati, quanto rappresentino una matrjoska che ha il potere - come certi terribili sogni che sembrano non finire mai - di portare la paura e l'inquietudine nelle nostre vite anestetizzate. Strepitoso. Strepitoso. Strepitoso.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER