Dance dance dance

Dance dance dance
Lui spala neve in nome della cultura, almeno così è convinto di fare. È infatti un giornalista free-lance, costretto dalla penuria di lavoro a scrivere servizietti poco appaganti su testate di vario genere e livello. Ha trentaquattro anni e parecchi rapporti finiti alle spalle, sia in amicizia che in ambito sentimentale; il suo matrimonio è ampiamente naufragato e la sua ultima fiamma, la prostituta d’alto bordo Kiki, è scomparsa senza lasciare traccia. Il Dolphin Hotel è un inquietante e singolare albergo di Sapporo, versione ampliata e restaurata di un altro più piccolo, sede di episodi inspiegabili anni addietro, popolato di persone bizzarre e affascinanti che irretiscono il nostro lui, giunto da quelle parti per indagare su alcune vicende misteriose che coinvolsero in passato un suo amico lì alloggiato. Il soggiorno nell’albergo, seppur intervallato da viaggi, trasferimenti e incontri, rappresenta un momento di svolta nella vita del protagonista. A farlo cambiare sono luoghi, viaggi ma anche persone, come la receptionist Yumiyoshi, costantemente sull’orlo di una crisi di nervi, la piccola Yuki, figlia della famosa fotografa Ame, ma soprattutto il misterioso uomo pecora, incontrato in una dimensione parallela, in bilico tra la vita e la morte...
Dance dance dance è un romanzo apparentemente incomprensibile. La trama, frammentaria e convulsa, lascia interdetto chi legge, disperatamente in cerca di un senso che gli avvenimenti non riescono a fornire. Poi a un certo punto l’illuminazione: il senso non c’è, o comunque non ci deve essere. Il nostro protagonista non sta vivendo bensì si sta lasciando vivere, fluttuando nella sua piatta esistenza in cui entrano ed escono persone senza che questi possa far nulla per trattenerle- senza fare il minimo sforzo per trattenerle, per giunta. Il corso convulso degli accadimenti rappresenta tutta la confusione che si annida nella sua mente. A un certo punto, la svolta, con il Dolphin Hotel. Un viaggio paranormale, incontri, riscoperte. Altrettanto incomprensibili, certo. Ma nella narrazione notiamo un tono differente, una diversa percezione della realtà, una consapevolezza più matura dei sentimenti e delle relazioni, forse una più ferma volontà di voler vivere davvero. Ecco, probabilmente è questo ciò che voleva dirci Murakami, raccontarci la presa di coscienza di un indolente trentaquattrenne che non ha ancora capito come “connettersi” con la realtà e che alla fine di mirabolanti avventure forse riesce nel suo obiettivo Come? Danzando, senza pensare troppo, lasciandosi semplicemente andare seguendo il tempo della vita.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER