Dante e la selva oscura

È possibile che la cultura e la storia del pensiero riescano a costituire una terapia capace di curare i mali del nostro tempo. Che perfino dall’esperienza storica e politica di Dante e da una monumentale opera letteraria concepita nel Medioevo, quale è la Divina Commedia, sia possibile trarre spunti di riflessione e insegnamenti in grado di cambiare la nostra vita. Perché quella “selva oscura” di allora, che ci parla di un’epoca flagellata dalla crisi della Chiesa che si corrompe e viene meno al suo mandato spirituale, dalle violente guerre in atto tra i Comuni e dall’inefficace ruolo dell’Impero che avrebbe dovuto garantire la pace, non si presenta dissimile dalla nostra. Ovvero da quel quadro storico difficile e complesso sul piano politico, sociale e umano in cui dibattiamo le nostre esistenze. Una nuova selva oscura in cui ci sentiamo a nostra volta smarriti, depressi, privi di punti di orientamento, prede di quel dannato demiurgo economico che in Dante trova esemplare raffigurazione nella figura della lupa. Già, perché il Capitalismo è un predatore che tende a monetizzare e a fagocitare quanto più possibile e Dante lo aveva intuito fin da quando tuonava contro la nascita delle prime banche, il mercantilismo economico che è distruzione e logoramento della dignità umana e della sua dimensione metafisica…

Dante può cambiarci la vita. Ci consente di riconsiderare il significato di parole quali speranza e dignità, libertà e liberazione. Ci aiuta a leggere il presente oggi come non mai, ci consente di discernere quei mali del nostro tempo che ne oscurano la luce spirituale e creatrice. Ne è persuaso Gianni Vacchelli, l’autore di questo originale saggio. Narratore e saggista, docente presso un liceo classico del milanese e contrattista all’Università Statale di Milano, egli rilegge i versi racchiusi nella metafora dantesca della “selva oscura” con un’ermeneutica attenta all’interculturalità, alla dimensione simbolico-interiore e al contesto politico ed economico, nell’ottica di una rigenerazione educativa. E per tale via ci consegna il ritratto inedito di un Dante psicologo ante litteram, che ha fatto della discesa agli inferi la similitudine di una discesa dentro le nostre profondità interiori, di un aruspice in grado di prevedere fin dal Medioevo gli effetti degenerativi della monetizzazione della vita e della dignità delle persone, di un profeta che predica la necessità di rimettere al centro della storia dell’uomo il valore supremo di una vita libera dalla dittatura delle logiche monetarie che ne oscurano la luce spirituale e creatrice. Scritto con tono accattivante e privo di intellettualismi, Il presente libro risulta di gradevole lettura e di pregnante utilità per la rara capacità di reperire nel magma complesso dell’opera letteraria questioni che ci riguardano da vicino.

 


 

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