Day Hospital

Maggio 2009. Lo scrittore bolognese Valerio Evangelisti sta lavorando al decimo romanzo della saga di Nicolas Eymerich, Rex Tremendae Maiestatis, e si appresta a partire per il Messico. Prima del viaggio ha un ultimo impegno da onorare: la visita periodica dal dentista, prenotata da tempo. La visita riserva una sorpresa, però. Il dentista nota un rigonfiamento sospetto in una gengiva e consiglia approfondimenti urgenti. Evangelisti si reca dal professor Marchetti, direttore della Clinica odontoiatrica universitaria, che gli pratica una biopsia. Al ritorno dal viaggio in Messico, seconda sorpresa, peggiore della prima: a Evangelisti viene diagnosticato un linfoma non Hodgkin di tipo B a grandi cellule aggressivo. Un tumore del sistema linfatico, insomma. Un cancro. Lo scrittore non fa nemmeno in tempo ad abituarsi all’idea che viene avviato a un turbinoso valzer diagnostico e poi alla chemioterapia…
Torna per Giunti questo breve testo di Evangelisti, uscito originariamente nel 2011 per la collana “Inediti d’autore” distribuita in edicola. Ha spiegato l’autore in un’intervista concessa ad “Affari Italiani”: “Tutto nacque quando il Corriere della Sera mi chiese un racconto da allegare al giornale. Non ne avevo sottomano, così decisi di parlare di me stesso. Misi però subito in chiaro le mie intenzioni. Non volevo trattare di sofferenze o rinascite, ma solo narrare una storia nella maniera più semplice e stringata possibile. Senza posare a vittima o eroe”. E infatti quello che colpisce di questo diario di guerra contro il cancro è il tono sommesso, del tutto antiretorico. L’Evangelisti scrittore e l’Evangelisti paziente - soprattutto! - non si perdono in ciance, non si affidano a fantomatici rimedi alternativi, non ci parlano della malattia come metafora della vita. Semplicemente fanno la terapia, seguono i consigli dell’oncologo (magari bevendo litri di birra anziché di acqua, ma un po’ di trasgressione ci vuole, no?), convivono con effetti collaterali spiacevoli e/o imbarazzanti. Anzi, ci convivono anche troppo serenamente: mi pare di poter dire che la terapia di supporto si sarebbe potuta impostare ben più efficacemente, visto che parliamo del Sant’Orsola e non di un ospedaletto qualsiasi. Evangelisti racconta le sue giornate da malato oncologico passate in una continua alternanza tra realtà e fantasia: scrive di Nicolas Eymerich e si reca al Day Hospital, poi torna a casa e scrive ancora. La sua esistenza quotidiana è assorbita da questa dicotomia che lungi dal metterlo in crisi lo preserva, lo tiene per mano, gli fa da scudo mentre “come le belve ferite” si ritira nella sua “grotta in perfetta solitudine” ad aspettare di rialzarsi o di morire.

 

 

 

 
 
 
 
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