Death Metal

Death Metal
Cinque ragazzi viaggiano su un vecchio e malandato Volkswagen Westfalia aerografato che, per giunta, perde olio sistematicamente: Stefano H, voce e basso; Lorenzo D, batteria; Matteo T e Walter E, chitarre; Barbara T, manager e, in studio, tastiere. Loro sono gli SGH, gli Snake God Hunters, band emergente nella scena del metal italiano, una delle dieci death metal band più promettenti in Europa. Sono partiti dalla Puglia per partecipare al concerto della vita, la prima edizione dell’Oltrepò Death Festival, in programma a Bressana Bottarone nell’Oltrepò pavese. Headline: gli svedesi Tiamat, uno dei loro gruppi di riferimento. Il viaggio è stato lungo e tirato, con pochissime soste per fare gasolio e rabboccare l’olio, ma è andato bene. Fino a quando, usciti dall’autostrada, non si sono persi tra la nebbia della campagna lombarda, lungo un canale dimenticato anche dalle mappe geografiche. Ad un certo punto, su una strada deserta, un camioncino si avvicina al Westfalia. Lampeggia insistentemente. Lo tampona, fa di tutto per mandare i ragazzi fuori strada. Lorenzo, alla guida, accosta e fa passare quel matto, che li sorpassa e scompare. Ma poi torna. Ha notato l’aerografia del loro furgone: la testa di un serpente trafitta da un pugnale. Un dio serpente che viene ucciso. L’immagine di un deicidio. I ragazzi si trovano nei pressi di un paesino chiamato Malacarta. Per loro è iniziato un vero e proprio incubo: l’inferno li attende…
È davvero difficile non appassionarsi ad un romanzo come Death Metal. Al suo stile fresco e veloce; all’adrenalina che trasuda dalle pagine; ad un livello di tensione sempre alto. Tutto merito di Tito Faraci, capace di costruire un thriller-horror che si nutre di ossessioni e si manifesta attraverso una scrittura che dialoga direttamente con il lettore e lo trascina con sé nel terrore. C’è la morte – e non poteva essere altrimenti – a fare da filo conduttore di tutta la trama. C’è la musica ad accompagnare le parole che si affacciano sulla pagina. Ma non una musica qualunque bensì il “death metal”, calderone di tecnica e passione, sudore e note distorte, che solo chi ne è appassionato (il sottoscritto in primis) può capire e apprezzare, al di là dei soliti luoghi comuni. Ci sono tante citazioni in questo romanzo, dirette ed occulte. C’è Stephen King, c’è la scena iniziale della pellicola di Victor Salva “Jeepers Creepers”, e non solo. Tutto questo nasce dalla capacità dell’autore nel gestire un elemento magmatico come la scrittura, lui che di scrittura vive dato che, prima di essere narratore, è stato autore di fumetti quali  Topolino, PKNA, Dylan Dog, Martin Mystère, Zagor, Lupo Alberto, Diabolik, Nick Raider, Magico Vento, l’Uomo Ragno, Devil e Capitan America. E attraverso questo strumento prezioso che sa far deflagrare per sfruttarne tutte le potenzialità – basta vedere la struttura dell’impianto narrativo – Faraci apre una botola sulla realtà e sulle migliaia di persone che ogni anno si dissolvono nel nulla, senza lasciare traccia; sui bivi della vita e sulle scelte da cui possono dipendere le nostre esistenze. Il tutto raccontato a ritmo di doppia cassa e distorsore, con un riff che non concede tregua e che rende Death Metal un ‘horror slasher’ a cui gli appassionati non possono e non devono rinunciare.

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