Degenerati

Degenerati. Il metodo Cyrano per salvarsi la vita in un mondo di idioti

Oggigiorno per dire che si è appassionati di una cosa, si dice “pazzi per…”, avete notato? Una volta no. Sembra una banalità, un particolare senza importanza: invece in questa piccolissima mutazione semantica si possono rintracciare i segni di una rivoluzione antropologica e culturale. Una volta la passione maniacale era espressa e descritta mediante la razionalità, la precisione, la competenza: magari persino troppa razionalità, precisione, competenza, ma mai e poi mai la pazzia, la perdita di controllo. I maniaci del – facciamo un esempio – modellismo non erano pazzi per il modellismo, erano mostruosamente competenti nel campo del modellismo. “La loro passione era una somma (…) di competenze che avevano acquisito nel corso degli anni”, non un capriccio, un’adesione emozionale magari momentanea, un “Mi piace” su Facebook. Oddio, in molti casi si trattava di persone un po’ borderline, ma dell’argomento di cui erano appassionati ne capivano veramente, sapevano TUTTO. E non amavano parlarne con chi invece non ne sapeva nulla: la loro competenza era qualcosa di prezioso ma esoterico, da non “sprecare” parlandone con la massa, con le scimmie ignare: “L’idea era che le scimmie dovessero parlare solo tra di loro, e che dovessero farlo altrove”. Oggi è cambiato tutto. Hanno vinto le scimmie, sono ovunque e parlano continuamente di tutto non sapendo niente di niente. “Ci siamo addormentati per un tempo che ci è sembrato brevissimo e al risveglio ci siamo accorti che ci sono scimmie, scimmie dappertutto. E quelli che non sono scimmie, vogliono ardentemente diventare scimmie. (…) Bramano gli alberi, ma non per la libertà, solo per sprezzo della competenza che serve a costruire una casa, fosse anche una baracca”. Come è potuto succedere? Perché ci siamo involuti, perché siamo... degenerati?

Come uno Jonathan Swift 2.0 e strizzando l’occhio a Ennio Flaiano, il blogger/umorista/sceneggiatore/stronzologo Amleto De Silva usa l’arma dell’invettiva ironica (ma anche rabbiosa, ma anche disperata) per denunciare il dominio – peggio, l’istituzionalizzazione – dell’idiozia. Ha ovviamente gioco facile nel deridere il bestiario dei degenerati da social network (senza demonizzare il mezzo in sé, che tra l’altro lo vede grande protagonista), strappando più di una risata amara. Ma più che gigioneggiare sui mali del mondo, stavolta al caustico Amlo interessa indicare la via d’uscita: perché una via d’uscita, si sappia, c’è. Forse. La salvezza sta nella letteratura e nella… guasconeria: e le due cose, ci racconta De Silva nelle pagine in cui il suo libro spicca le ali e da spiritoso instant-pamphlet diventa una riflessione emozionata ed emozionante, sono legate fra loro. Tutto parte da una foto. Sì, da una foto, avete capito bene. Una foto datata 1888 e scattata al Caffè Gambrinus di Napoli che mostra un giovanissimo Gennaro Giobbe detto Mario in compagnia di Gabriele D’Annunzio. Giobbe, morto suicida a soli quarantatré anni nel 1906, è stato un giornalista di media qualità, poeta a tempo perso, ma ha tradotto in modo meraviglioso il Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand. Eccolo, l’antidoto: Cyrano. Leggere Cyrano, capire Cyrano, essere Cyrano. Un samurai moderno, un guappo e un guascone, uno che sa vivere ragione e sentimento, ci spiega De Silva con gli accenti commossi di chi parla del suo libro preferito. Uno che è il contrario di degenerato. Un libro gustoso, che in parte è anche uno spettacolo teatrale che l’autore sta portando in giro per l’Italia affiancato dal musicista Edoardo Inglese: sipario, applausi. E un grazie commosso a nonno Nunziante, “avvocato, umanista, crociano di ferro ai limiti dello scassamento di coglioni”, che tanti anni fa ha letto cento volte al suo nipotino il capolavoro di Rostand. Se ci salveremo dalla degenerazione – ammesso che siamo ancora in tempo – lo dovremo anche un po’ a lui.



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