Del resto e di me stesso

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“Nessuno sa nulla di sé prima di agire per impegnarsi totalmente. Non conosciamo la forza del mare finché non si muove, non conosciamo l’amore prima dell’amore”. Questa la consapevolezza che l’esule matura mentre ingaggia la sua dura battaglia per rientrare dentro le mura e riconquistare la città … È possibile cadere nel cielo? Da terra, vincere la gravità, sentirsi così profondamente parte di quell’azzurro da caderci dentro? … Cosa si può dire di più sul tramonto, cosa che non sia già stato detto o scritto? Eppure è una tentazione così bella e facile, perdersi nel silenzio di quell’ora del giorno … Le maiuscole, quando sono abusate nella stampa. Come se non avessero valore, se mettere una maiuscola fosse cosa da poco. Si comincia a parlare si speranza ed ecco, spunta la maiuscola, quando poi la parola migliora da usare sarebbe volontà … I portoghesi sono così, non fanno alcun male ma forse nemmeno alcun bene. Delegano, molto, al re, all’uomo forte, al destino, alla Fortuna. Chissà se è un bene o un male? … La parola calcolo, ci si è pensato mai? Ha due significati, un’affezione ai reni e i modo studiato di agire, prevenendo e prevedendo le conseguenze. E così il calcolatore, colui che agisce sempre dopo aver fatto un calcolo, alla fine ha una decalcificazione morale perché agisce sempre in maniera doppia, per un suo tornaconto …

Dopo Di questo mondo e degli altri , ritroviamo di nuovo Saramago alle prese col genere delle prose brevi. Ciascuno dei 48 racconti ha un suo titolo e un suo perimetro anche se lo stile tipico dell’autore non viene meno, quell’approccio riflessivo e surreale in cui c’è più urgenza nello scrivere che nel contenuto. Ogni evento può innescare la riflessione, l’immaginazione, la narrazione: queste sono, del resto, le caratteristiche che lo distinguono anche nelle opere più complesse e mature e che hanno concorso a fare del portoghese un premio Nobel per la letteratura. Si potrebbe parlare di prosa delle piccole cose perché non c’è un tema predominante, un fil rouge se non, ma giusto per numero di ricorrenze, la città di Lisbona, descritta o appena accennata e, più in generale, il Portogallo con i suoi usi, le sue particolarità e le sue stranezze. Marcante, come in tutta la produzione di Saramago, il tono ironico con cui descrive o evoca gli accadimenti di cui vuol raccontare, quell’accondiscendenza benevola e divertita con cui racconta degli uomini, delle loro quotidiane reazioni. In coerenza con questo angolo visuale, non c’è pretesa nella scrittura, non c’è autocompiacimento né leziosità di stile. Una lettura intensa, meditativa, perfetta per chi apprezza essere appena accarezzato dalla narrazione e non condotto per mano, una lettura per chi ama perdersi più che trovare.



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