Delta Blues

Delta Blues
“Chi ha paura del serpente/ Ha paura della gente/ Love and go!”. Pensa al Mississipi Delta Blues di Robert Johnson ma riesce a canticchiare solo il ritornello di Un boa nella canoa, un motivetto un po’ trash di Andrea Mingardi. Martin Klein sta risalendo il Delta del Niger ed è appena stato rapito dai ribelli locali. Lavora per un Ente petrolifero italiano ed è stato spedito in Nigeria per verificare la fattibilità di una riconversione sostenibile degli impianti petroliferi. Peccato che Martin è l’unico a crederci, l’unico consapevole dell’impatto devastante delle Compagnie petrolifere su quella terra. Un esempio su tutti, il paradosso dei gas flaring: la pratica di bruciare i gas che si estraggono assieme al petrolio. Il 70% di quella potenziale risorsa energetica viene dispersa nell’aria causando piogge acide e la contaminazione di terreni fertili, falde acquifere e pozzi d’acqua potabile. Ma l’Ente non ha nessuna intenzione di procedere alla riduzione delle emissioni – considerata sconveniente dal punto di vista economico –, né in Madrepatria, né in Nigeria. Mr Klein deve essere eliminato. Quale modo migliore se non farlo fuori in Nigeria e poi dare la colpa ai ribelli locali? Solo che l’agguato fallisce, Martin fugge e si disperde nella foresta, in quella selva di pirati, contrabbandieri, mafiosi, politici, mercenari, meccanici, guerriglieri, autisti e ribelli. Sulle sue tracce viene assoldato Ivo Andriç, il Tamerlano, Toccherà a lui scoprire la verità e traghettarci nel cuore nero, nerissimo, dell’Africa… 
Quando ti trovi di fronte ad una meravigliosa copertina di Gipi, il libro si presenta subito bene. Ancor di più se già sai che si tratta di un romanzo impegnato e  inconsueto; e per tre motivi. Il primo è l'autore, o meglio, gli autori. Kai Zen ha otto mani, quelle di Jadel Andreetto, Bruno Fiorini, Guglielmo Pispisa e Aldo Soliani. Il secondo è che gli stessi autori considerano Delta Blues una “cover” di Cuore di tenebra di Jospeh Conrad e quindi anche di Apocalypse Now di Francis Ford Coppola. Il terzo è il singolare intreccio di tematiche geopolitiche e ambientali a sfondo noir, per lo più con l'obiettivo della denuncia. Il Delta è quello del Niger, non del Mississipi, e la razzia di avorio è lo sfruttamento intensivo del petrolio e il conseguente impatto delle multinazionali sull'ecosistema nigeriano. Una prigionia nella prigionia in una terra che, come ci ricorda Massimo Alberizzi, esperto e coraggioso reporter, “galleggia sul petrolio. Con seicento campi, 5284 pozzi, 700 chilometri di oleodotti, dieci terminali di carico, 275 stazioni di pompaggio, 10 impianti liquefazione gas, quattro raffinerie”. La risalita di un bacino devastato da una poltiglia di interessi. Immagini del Delta. “Acqua sporca, densa, chiazzata da arcobaleni circolari di benzene. Mangrovie nodose, liane, foglie putride. Una radura spelacchiata coperta di palta, pozzi petroliferi. Pipeline. Fiamme grasse si stagliano contro il cielo caliginoso”. E non puoi che sentirti incolpevolmente colpevole, perché sai che la tua vita dipende direttamente da quello scempio. E anche se a volte ti perdi tra le pagine e hai come la sensazione che ci sia un po' troppa carne al fuoco, che la trama si perda nella varietà degli stili e nella complessità variopinta dei numerosi personaggi, alla fine hai comunque chiaro “l’orrore!”.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER