Demelza ‒ La saga di Poldark

Demelza ‒ La saga di Poldark

Jim ride mentre lo spogliano, uno strano suono ruvido e spezzato. Di tanto in tanto dice cose senza senso, ora come a discutere con un compagno di cella, ora come se il suo interlocutore sia Nick o Jinny. Hanno trovato una stalla, una specie di rudere che, a giudicare dall’architettura, risale ai primi anni della città, e ne hanno preso possesso scacciando le galline e portando fuori un carro e due muli, e solo alla fine hanno informato il proprietario. L’uomo non la prende bene, anzi, niente affatto, ma un’offerta in denaro mista a qualche minaccia lo induce a tacere in un battibaleno. Da lui comprano due coperte, due tazze, un po’ di latte e del brandy. In fondo alla stalla hanno acceso un fuoco e il proprietario è subito tornato da loro urlando, ma più di questo non fa, perché è davvero troppo spaventato al pensiero della febbre. Dwight comincia la sua visita alla luce di due candele e nel bagliore fumoso del fuoco. Ross ha preso i vestiti di Jim e li ha buttati fuori, e al suo ritorno trova Enys intento a toccare cautamente il braccio infettato del ragazzo…

Non è un caso che questo romanzo sia stato scritto – pare con il contributo decisivo della moglie dell’autore per il personaggio che dà il nome al volume – nel 1946, a guerra appena finita, quando bisognava ricostruire e ricostruirsi. Così come non è un caso che sia di grande successo adesso attraverso la televisione, grazie alla serie BBC con protagonista il più che affascinante Aidan Turner, perfetto per il ruolo, in questi tempi liquidi in cui l’eroe senza macchia e senza paura assume una valenza ancor più forte, dato che sembra che non esista più alcun tipo di punto di riferimento, da nessun punto di vista. La crisi, economica, sociale, politica, culturale è notevole. Non esistono più certezze. Meglio rifugiarsi dunque nell’altrove. Ross Poldark è un grande personaggio romantico che vive le sue avventure nella Cornovaglia all’epoca di Giorgio III, caratterizzata in ogni dettaglio con una trama trascinante di rara potenza, classica e dunque sempre nuova. È un gentiluomo, ma anche un ribelle. Tanto che sposa, nel 1788, per amore la figlia di un povero minatore, Demelza, appunto. Con scandalo di quelli che ben pensano, come si suol dire. Ma per lui ciò che conta è l’onore. E la giustizia. A ogni costo. E Demelza è una donna realmente fuori dall’ordinario.



 

 
 
 
 

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