Demoni e dei

Demoni e dei
La storia del cinema horror americano ripercorsa in una chiave troppo spesso trascurata: le pellicole “di paura” sono quasi sempre lo specchio della situazione socio-politica di una nazione e sono l’interpretazione che la religione, intesa sia come religione di stato che come credo personale di ogni singolo cittadino, fornisce all’epoca con cui deve fare i conti. Roberto Curti segue le tappe della storia statunitense in ordine strettamente cronologico e partendo dalle parole del Codice Hays “non bisogna lasciare che il male appaia così attraente e che le emozioni degli spettatori li portino a desiderarlo o approvarlo”, ricostruisce le evoluzioni della sensibilità religiosa americana attraverso il cinema che ha saputo meglio rappresentane il portato. Mentre negli anni ’30 e ’40 i “mostri” della Universal non si possono non vedere come la rappresentazione di un male destinato ad essere estripato prima della fine della pellicola, i classici dell’orrore degli anni ’60 e ’70 rappresentano la situazione tumultuosa che scuote anima e corpo dei cittadini americani, alla disperata ricerca di qualcosa cui aggrapparsi, sia esso un Dio sottoforma di Diavolo o un Diavolo sottoforma di Dio. Cosa c’è invece alla base dei nuovi horror adolescenziali e soprattutto quale sarà la deriva del genere ora che l’occidente vive perennemente sotto lo scacco della minaccia islamica?
Roberto Curti è avvezzo a simili imprese titaniche. Sex and Violence – Percorsi nel cinema estremo, volume datato 2006, ne è l’esempio più calzante. Qui restringe il campo di analisi ai “soli” Stati Uniti (mentre il libro citato spaziava senza colpo ferire dagli Usa all’Europa fino ad arrivare in Oriente), e mostra non solo una cultura cinematografica enciclopedica, ma anche una conoscenza dettagliata della storia statunitense e del rapporto della religione con leggi, società e politica. La base del volume è di impronta prettamente storica: è solo attraverso il reperimento di fonti originali e l’analisi della situazione economica e sociale del paese che è possibile rilevare il significato ultimo delle pellicole che mettono in relazione il popolo americano con tutti i risvolti della religione. Perchè se il cinema horror è da sempre intrattenimento popolare per eccellenza, è proprio in questo elemento che deve essere ricercata la relazione con la sua tendenza ad essere specchio del pensiero della società: la capacità del cinema dell’orrore di arrivare ad un pubblico molto ampio e soprattutto la possibilità di celare sotto una coltre gore e splatter le tematiche più urgenti, fanno di questo genere uno dei più potenti veicoli di messaggi più o meno sottili. E’ l’orientamento prima sociale e storico e solo successivamente cinematografico che rende il libro molto più di uno strumento per fanatici “della paura”: in Demoni e dei non troverete gli slanci entusiastici classici del fan di Romero, non troverete le dissertazioni sui meccanismi di morte dell’enigmista, ma troverete tutto questo analizzato a partire dal significato religioso e filosofico dei risvolti orrorifici. Vietato però farsi spaventare dalla mole del volume: Curti, pur non facendosi mancare citazioni colte e numerosi riferimenti bibliografici, scrive in modo scorrevole e pulito.

 

 

 

 
 
 
 
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