Dentro e fuori Cheyenne

Dentro e fuori Cheyenne

Una prostituta addormentata in un letto. La carta da lettere di un hotel che recita la didascalia “Delano Hotel, Collins Avenue, South Beach, Miami”. Un uomo senza nome che si sveglia di soprassalto in una camera dell’albergo senza sapere più quale sia il suo nome né dove si trovi. Ma è a Miami Beach e questo vuol dire che non se la sta passando tanto male... peccato non si ricordi proprio niente. Poi arriva un uomo vestito di scuro e fa capire all’uomo senza nome che la festa è finita, insieme alla sua licenza. E nel bel mezzo della Sopraelevata MacArthur, la superstrada che passa sulle acque stagnanti della Baia di Biscayne, l’uomo senza nome ha appena il tempo di sentire la canna di una pistola vibrare tre volte prima di vedere tre cadaveri che lo circondano con un foro di proiettile in mezzo alla fronte. Licenza finita signor Nessuno, è ora che ti ricordi cosa sei, perché è già pronta la tua nuova copertura...

Romanzo ucronico, distopico, fantathriller, fantapolitico, d'azione, paranormal romance: comunque vogliate etichettarlo, in questo romanzo d’esordio troverete tutte queste cose. E altre ancora. Com’è lo stesso anonimo autore a rivelarci, questo è solo il primo capitolo di una saga ambientata in un contesto geopolitico verosimile ma improbabile, nel quale Stati Uniti d’America e Unione Europea, i due giganti “buoni” dell’Occidente, si scontrano in un conflitto armato. Una scelta che vuole evitare di ricondurre la narrazione alla contrapposizione fra Bene e Male, e preferisce far scontrare popoli storicamente non antagonisti per eliminare nel lettore qualsiasi pregiudizio nei confronti dei personaggi. La trama è ben costruita e la lettura scorre via senza annoiare mai, ma lo stile narrativo sfugge un po’ e Alias non si lascia intravedere neppure fra le righe del testo ‒ speriamo non si nasconda per sempre. Buona l’idea del sottofondo musicale che apre ogni capitolo, meraviglie ipertestuali del formato digitale! Forse un po’ troppo lunga la Nota dell’autore in calce: in fondo il bello di un libro non è sapere tutto e chi scrive non deve mai giustificare le proprie scelte narrative.



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