Dentro il labirinto

Dentro il labirinto
Edoardo Persico:  un “artista e critico d’eccezione”. Questo ci dicono le fonti ufficiali (?). Peccato che attorno alla sua morte, avvenuta l’11 gennaio 1936 nella sua abitazione a Parigi, non ci siano delle informazioni poi così chiare. Primo punto: qualcuno ha pensato di fargli un bel ritratto, giusto in quel momento. I suoi amici l’hanno descritto con un’espressione sofferente e una benda sulla testa, la bocca aperta in una smorfia di dolore, per altri invece se ne è andato serenamente, composto, perché “così doveva andare”. Si vocifera di una malattia inguaribile, di cui Persico era a conoscenza e che aveva addirittura accennato ai suoi cari. Secondo punto. Era alquanto agitato la sera della sua morte. Questo l’ha detto chi ci ha trascorso le ultime ore prima che si ritirasse nel suo appartamento. Bene, era umano anche lui, oltre ad essere un personaggio storico, attivo dal punto di vista politico, critico d’arte, editore, ma anche un gran racconta balle, che non potevano mancare il giorno della sua morte. Qualcuno sussurra o scrive tra le righe che si è trattato di omicidio, addirittura passionale, ma i documenti sul decesso sono vaghi, scarsamente oggettivi, spunto ghiotto per un thriller o per un intreccio degno del più grande scrittore di gialli…
Andrea Camilleri è chiaramente affascinato dalla figura di Persico. Studia accuratamente la documentazione esistente intorno alla sua figura e si accorge di alcune falle. Quale occasione migliore per immaginare, ipotizzare e ricostruire una storia vaga e probabilmente poco esatta? Dentro il labirinto, per l’appunto, ingarbugliato, senza via d’uscita, che riconduce sempre al punto di partenza. Se nella prima parte, come un chirurgo, lo scrittore analizza con dovizia di particolari tutto ciò che di superficialmente storico  esiste intorno allo sfortunato Edoardo Persico, nella seconda parte fa le sue ipotesi, le sue supposizioni. Persico non è più un nome accennato qua e là nei manuali di arte o architettura: diventa un personaggio in carne e ossa, con tutti i difetti e le contraddizioni del caso, degno protagonista di un giallo servito su un piatto d’argento. Camilleri non resiste: di fronte all’inesattezza, alla superficialità e all’incoerenza delle fonti circa la presunta morte accidentale di Edoardo Persico, ha immaginato una storia, come uno scrittore del suo calibro sa fare. Questa volta nessun commissario Montalbano, no ai personaggi “di fantasia”, ma solo un tentativo di dare delle spiegazioni, se vogliamo una bella scusa per scrivere un romanzo particolare, una delle innumerevoli ipotesi e supposizioni intorno alla figura di Persico e riguardo la sua morte. Chi lo dice che non si sia trattato di omicidio? A meno che Persico non si rifaccia vivo su questa terra, la sua vicenda è ancora aperta, non esistono dati certi e anche le fonti che si fregiano dell’appellativo di “storiche” sono tutto fuorché fondate. Immaginiamo come potrebbe essere andata quella sera nell’appartamento parigino. Camilleri ci dà lo spunto, il “la” e distrugge autoconvinzioni fondate sul nulla. La storia di Edoardo Persico, amico di Gobetti, antifascista, è tutta ancora da scrivere. O da riscrivere.

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