Depeche Mode - Touch Faith

Depeche Mode - Touch Faith
Quattro ragazzi dalla sfigatissima Basildon, città dell’Essex a un’ora di macchina dalla capitale britannica, in pieno periodo synth pop fondano un gruppo che segnerà in modo indelebile molteplici generi: il pop, il rock, l’elettronica e più marcatamente (anche se spesso ce ne dimentichiamo) le lacrimucce del dark o la stravaganza arty della wave. Il nome del gioco è Depeche Mode e i four horsemen sono Dave Gahan, Martin Gore, Andy Fletcher e Vince Clarke (che se ne andrà quasi subito e sarà rimpiazzato da Alan Wilder). La loro carriera brucia in breve le tappe per la scalata alla vetta del pop internazionale, partendo con album derivativi e ancorati a stilemi enfatici e tardoadolescenziali (l’esordio con “Speak & Spell”), fino ad arrivare alla glorificazione da top of the pops con “Music For The Masses” e “Violator” (due dei loro LP di maggior successo). Una delle spiegazioni del boom Depeche Mode sta forse nella personalissima e tutt’ora difficilmente eguagliata traduzione di sentimenti basici in liriche e versi semplici, da mandare a memoria in un catalogo che che dal 1981 ad oggi non conosce soste. La loro storia non è solo un simbolo per milioni di fan, ma viene arricchita da uno stile consolidato che aggiunge ai singoli capacità d’introspezione, tensioni, crisi, rinascite e ricongiungimenti che li fanno sentire come degli amici e non come star da ammirare sul palco. I Depeche Mode congiungono con la loro musica intere generazioni: dagli over 40 che ricordano le spalline della loro adolescenza ai giovani d’oggi, che in molti dei gruppi indie (vedi ad esempio Knife, MGMT, Junior Boys) ritrovano le sonorità dei padrini e quindi riscoprono dove i nuovi virgulti siano andati ad ispirarsi…
Il libro di Antonio Puglia - stimato giornalista musicale italiano, oggi collaboratore del web-magazine SentireAscoltare e delle riviste Il Mucchio, Extra e JAM - non si sofferma sul gossip e sulle voci di corridoio per parlare della parabola umana dei Depeche. La prospettiva analitica, com’è solitamente discussa nella collana Txt, parte dal testo originale e cerca di tradurlo filologicamente, proponendo varianti che vanno a spiegare e a sviscerare il significato più recondito delle poesie musicali dei Depeche. Intervallato con citazioni a film coevi o a gruppi e artisti affini, la lunga e completa panoramica sul corpus della band di 'Personal Jesus' potrà sia incuriosire il simpatizzante del gruppo che nel contempo informare con particolari e ricordi il fan più accanito. Dopo aver letto queste cinquecento pagine d’amore, odio, seduzione, sacro e profano, viene voglia di rispolverare i vecchi vinili e di riascoltarli in cerimonioso silenzio. Enjoy the silence, appunto.

 

 

 

 
 
 
 
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