Dettato

Dettato
Lì, nelle radure del Gonte, su un rialzo non ancora disboscato, c'è il rifugio. Pochi assi di compensato, cartoni, i rami dell'abete a farne il tetto. La porta va levigata bene, ha la vernice un po' sciupata dalle intemperie. Lui è lì, inginocchiato su un giornale per non sporcarsi i pantaloni. Scartavetra il legno facendo volare tutt'intorno polverina rossa. Accanto ha le sue provviste. Panini con la pancetta e succhi alla pera. E i ricordi e le sensazioni si espandono. La memoria troppo flebile del padre, il colore giallo consumato sul Fabriano il primo giorno di scuola, quel pomeriggio sul lago quando la bambina bionda ha cercato di baciarlo e lui si è tirato indietro, i gruppi di giovani che gli mettono soggezione. Non come gli anziani che la sera, alla bocciofila in cui fa coppia con lo zio, lo fanno divertire. È così che cresce quel bambino. Un po' isolato, chiuso nel suo mondo, come spiegano le maestre alla sua mamma. Fino al ginnasio, quando si chiede perché mai gli altri suoi coetanei non amino studiare o si stupisce per i primi versi di una poesia scritti per quella prima ragazza impossibile da non amare...
Scivolano via così, le poche pagine del breve romanzo d'esordio del comasco Sergio Peter: come la forza limpida dell'acqua gelida di un ruscello di montagna che scende lieve ma inesorabile e leviga tutto ciò che incontra sul suo corso. Un romanzo che sfugge fortunatamente a qualsiasi classificazione di genere e che va viceversa assaporato con tutti e cinque i sensi. La vita, la morte, la nostalgia, la durezza della gente di quei posti senza tempo e la loro purezza. Un mondo a parte attraversato dai vari personaggi che ci parlano, si raccontano, che dettano all'autore il loro vissuto che sa di lavoro, di fatica, di semplicità e bottiglie di vino, di campanili, di piccoli grandi epici gesti, di un'infanzia segnata da uno strappo impossibile da far cicatrizzare e di un'età adulta da vivere con un inestimabile bagaglio raccolto in luoghi che Peter come pochi ha la capacità di saper far parlare. L'autore non scrive solo un romanzo. Fa molto di più. Come un artigiano intarsia, leviga, intreccia, evoca ricordi, aneddoti e sensazioni ingiallite dal tempo e dalla nostalgia ma ancora salde nella memoria collettiva di una comunità libera e fuori dal tempo. E attraverso uno stile forte e personalissimo, capace di mescolare mirabilmente il vernacolare, la poesia, la prosa, la narrazione epistolare e linguaggio della terra, ci porta alla fine alla scoperta non solo delle proprie più intime radici ma a sfiorare quelle dell'intera umanità.

 

 

 

 
 
 
 
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