Di bianco in neve

Di bianco in neve
Viene da Venezia. Lei è avvilita, sfinita, irrequieta. Giunge alla Centrale di Milano. Sei giorni prima, alla stazione di Santa Lucia, ha incontrato Stefano. Fremente, desideroso di farla sua, lui l’attende da sempre.  Rinviare di sposarlo, anche soltanto non raggiungerlo più spesso, lo spiazza. L'architetto Ruberti allora l'accusa di latitanza, di furbizia, di scappargli. È viziata, un'immatura inaffidabile e lui ora è impaziente. Viviana, invece, è soltanto giovane, non vuole convivere, pur amandolo sa di non essere ancora pronta a una nuova vita. Così litigano e andare via è una benedizione. Non gli risponde al telefono. Si è trascinata fino a casa interdetta. Sa che può sottrarsi all'irrequietezza solo creando. Viviana è un'artista. Il giorno dopo riemerge dal dolore e in solitudine si dispone a meditare...
Per non dimenticare che opponendosi al dolore la speranza è sempre più forte. E per sottolineare che dare libertà al coraggio permette di tenere la rotta lungo la "pace vera". Un esordio raffinato, una vicenda di coppia. Di bianco in neve è anche un romanzo di collera, sospetto, violenza. D'altra parte, Rossana Fiorini non ha inteso narrare una favola. Ha saputo ugualmente alternare le espressioni di smarrimento, di rivelazione, di dignità e infine di forza di Viviana. Moglie sopraffatta di Stefano. Musa eccezionale di Manuele. Donna, istintiva, complessa, che conosce la libertà della determinazione, dopotutto. Perché in fondo «ciascun dolore si traduce in prezioso limo a incrementare la coscienza e a orientare nuove e più mature scelte». Da leggere fino all’ultima pagina, per emozionarsi.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER