Di muro in muro

Di muro in muro
Figlio di padre ignoto, Geppino è stato cresciuto tra innumerevoli difficoltà economiche dalla madre Diana, donna dotata di un corpo sensuale, di un portamento elegante e di una straordinaria capacità di far fronte alle gravi avversità in cui si dibatte la Napoli del dopoguerra. Tanto che, prima di lasciarsi vincere da un fatale tumore all’utero, la donna era ricorsa a ogni sorta di espediente per consentirgli di frequentare la scuola e di assecondarne la passione per la lettura. Rimasto orfano e con un fratello disabile a cui badare, il giovane riesce tuttavia a iscriversi all’università ottenendo contributi tra parenti e amici. In quegli anni la maggior parte degli studenti è ancora orientata politicamente a destra, ma nel volgere di breve tempo l’impegno degli esponenti locali della FGCI, a cui egli stesso aderisce divenendone presto segretario provinciale, capovolge la situazione, facendo di Napoli il detonatore della rivolta studentesca che nel Sessantotto deflagra negli gli atenei di tutto il  Paese. Scandita da un intenso attivismo politico, la vita di Geppino si dipana ora tra occupazioni, scioperi, manifestazioni, assemblee, convegni, e tensioni fuori e dentro al partito…
Chissà se dice qualcosa al pubblico dei lettori, soprattutto quello delle giovani generazioni, il nome di Geppino D’Alò, per lunghi anni dirigente del PCI e oggi dell’Assemblea Nazionale del PD. Ha avuto un’idea felice l’editore Guida nel dare alle stampe questo prezioso testo autobiografico che dagli anni travagliati dell’infanzia risale fino al 1970, seguendo un flusso narrativo che lo vede in un primo tempo costretto a confrontarsi con la miseria del dopoguerra e poi con la speranza di una nuova rinascita affidata all’ideale politico. Il suo attivismo all’interno della componente giovanile del partito - che qui viene presa in esame attraverso il racconto in prima persona – fu sempre tesa a contenere l’onda emergente dell’estremismo attraverso il dialogo e la ricerca di forme possibili di lotta comune. Una posizione che pure talvolta risultò scomoda ad alcuni dirigenti nazionali del partito, a cui tuttavia egli rimase sempre fedele. Circostanza che emerge in tutta la sua evidenza nella seconda parte del libro, in cui le vicende personali dell’autore si saldano a quelle interne del PCI e alla storia politica del nostro paese, in una ricostruzione in cui prevale a poco a poco il tono deluso di chi assiste al dramma, condotto irresponsabilmente sulla scena, di un sogno irrealizzato.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER