Di rabbia e di vento

Di rabbia e di vento

Fa un freddo boia, si ripete il sovrintendente Ghezzi mentre cammina vestito da frate: ‘sta cosa dei sandali in pieno inverno non la capirà mai, ma quello che vede accadere dietro la vetrina del concessionario lo distrae velocemente dal pensiero. Ha appena assistito un omicidio. Il saio non è stato pensato per permettere di estrarre velocemente un’arma e anziché fermare l’assassino Ghezzi si risveglia in ospedale. Tira un vento fortissimo e gelido a Milano, mentre Carlo Monterossi, autore televisivo del fortunatissimo Crazy Love – show campione di ascolti – è a cena con la sua monumentale e giunonica agente Katia Sironi, per sentirsi dire che il “Grande Capo Supremo della Grande Fabbrica della Merda” – testuale – lo vuole conoscere e la sua assistente lo chiamerà per fissare un appuntamento. Dopo la cena con il boss, che lo lascia solo per improrogabili impegni, Carlo incontra una donna, chiaramente all’altezza del posto, ovviamente in vendita. Un paio di drink per poi spostarsi nello studio di Anna, così si chiama la donna. La serata però non va come dovrebbe andare con una escort: nell’elegante appartamento bevono ancora qualcosa e parlano come si può fare solo tra perfetti sconosciuti, svelandosi finché Anna Galinda si addormenta sul divano, Carlo la copre e se ne va, tirandosi dietro la porta. Anna da quella porta non uscirà più, quella stessa notte qualcuno la ucciderà barbaramente...

Sostiene Corrado Augias che trama, linguaggio e protagonista – inteso come investigatore – sono gli elementi che fanno un poliziesco. Alessandro Robecchi, eclettico autore dai molti trascorsi, collaboratore del giornale satirico “Cuore”, autore televisivo e giornalista, ha quindi centrato il bersaglio. L’intricata trama che prende l’abbrivio con l’omicidio di un’escort di lusso e la morte di un concessionario a cui assiste restando ferito il sovrintendente Ghezzi, procede con l’indagine di polizia e una parallela portata avanti dallo stesso Ghezzi in convalescenza su Carlo Monterossi – una specie di Paperino che attira guai –, convocato perché in compagnia della morta dalle molte identità poco prima che morisse. Un giallo con uno sfondo noir (se ci atteniamo alla definizione secondo la quale il noir è un racconto dei lati oscuri della realtà) in cui la trama è perfettamente calibrata e al tempo stesso alleggerita dalle battute fulminanti (gli anni di mestiere si sentono), ironiche al limite del sarcasmo, rivolte direttamente al lettore o buttate lì come riflessioni di uno o dell’altro personaggio. Un romanzo corale con personaggi ben definiti, a volte leggermente caricaturali come Katrina – matrona moldava che discute con la Madonna di Medjugorie, angelo custode del Moterossi – o del tutto emblematici, come Meseret, italo-etiope che pur essendo italiano a tutti gli effetti perché in Etiopia c’è solo nato, vive un po’ ai margini per il colore della sua pelle. Terzo episodio con gli stessi protagonisti, protagonisti a cui è difficile non affezionarsi, ma del resto Sellerio in questo senso è una bella garanzia.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER