Di sabbia e di vento

Di sabbia e di vento
Luglio. Nella vecchia cava dimenticata si mescolano da anni arsura, polvere, sabbia e scirocco. Mimmo, Roberto e Angelo vivono e trascorrono la loro infanzia ai limiti di quel posto refrattario e misterioso. Lì passano pomeriggi interminabili a tirar calci ad un pallone o in sella alle loro bici, schivando e provando così ad alleggerire angherie e soprusi dei ‘uaglioni’ locali più grandi, sempre pronti a rimarcare chi è che comanda in quel quartiere arido, desolato e dimenticato da tutti, a sud del mondo. Quella cava, terra misteriosa e inospitale, è proprietà di poteri troppo più grandi di loro. Lì tempo addietro infatti, in seguito a lotte intestine fra malavitosi locali, fu freddato senza pietà il Maresciallo. Da quel giorno tra gli arbusti spinosi e i tufi arroventati dal sole quel luogo è diventata territorio di nessuno, impossibile anche solo da attraversare. Eppure quel posto desolato affascina terribilmente le menti giovani e incontaminate dei tre amici. “Andiamo giù?” è infatti la domanda ricorrente che i tre si rimpallano quotidianamente riproponendo la sfida con sempre rinvigorito coraggio. Finché quel giorno di luglio, dopo la solita discesa fino al loro rifugio, un lampo di luce attraversa gli occhi di Mimmo. Il ragazzo dà un calcio al pallone che s'è trascinato appresso, scagliandolo nell'enorme arena e finalmente urla ai tre compagni un interrogativo che sa di sfida e riscatto. Perché non costruire un campo da calcio proprio in quel luogo infernale, sfidando finalmente la sorte e il loro destino che sembra irrimediabilmente segnato?...
Giambattista Passarelli, giovane autore tarantino trapiantato a  Padova, dà voce con questo suo ottimo esordio narrativo, alla spensierata e un po’ incosciente giovinezza di provincia. Mimmo, Roberto e Angelo sono infatti le tre voci fuori dal coro di un posto desolato del profondo Sud, sperduto dal mondo, terra di conquista di mafie locali, soprusi e illegalità. I tre ragazzini vivono da sempre ai margini della loro stessa esistenza, ombre invisibili che scivolano silenziose dietro perenni sconfitte con coetanei smaliziati, ragazze solamente vagheggiate e improbabili sogni di gloria. Eppure ad un certo punto, provano a spezzare l’unidirezionalità del loro destino, rincorrendo un riscatto che sa finalmente di ribellione e definitiva liberazione. Decidono di costruire un campo di calcio proprio nel territorio più impervio e off-limits dell'intera provincia. La vecchia cava abbandonata, appannaggio dei feroci clan locali da quando un omicidio l'ha relegata ad un destino funesto. Riusciranno i tre amici a riprendersi la loro dignità, i loro sogni, le loro vite spezzate? Passarelli dirige bene i tre piccoli personaggi tratteggiando differenti e ben caratterizzate personalità e caratteri. Il tratto della narrazione è lieve e attraversato da venature di gustoso slang dialettale che scandisce le gesta dei tre protagonisti in un crescendo di ritmo e pathos. Il sud di Passarelli ti si appiccica addosso con la sua umidità afosa e sabbiosa, richiamando un po’ alla memoria lo scenario western delle location di un altro pugliese doc, Omar Di Monopoli. Un urlo cupo, rauco e disperato, quallo che lancia Passarelli tra i riverberi assolati dei tufi cotti dal sole. Un grido assordante che sa di rabbia, riscatto e salvezza.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER