Dialogo di una prostituta con il suo cliente

Dialogo di una prostituta con il suo cliente

Manila è una giovane ragazza che lavora come prostituta per mantenere se stessa ed il suo bambino partorito da pochi mesi. In una stanza spoglia ed essenziale riceve uno dei suoi tanti clienti, un venticinquenne studente di Economia apparentemente schivo e timido. Alla volgarità della ragazza, provata da una vita fatta di umiliazione e privazioni, che cerca in ogni modo possibile di sottomettere se non altro verbalmente il giovane cliente, si contrappone la pacatezza di lui che sembra alla fine quasi provare sentimenti sinceri nei confronti di Manila... Magda e Valeria sono due amiche poco più che trentenni che si ritrovano nell’appartamento del nipote di una delle due. Girano alla cieca nel buio della stanza d’ingresso fin quando non trovano l’interruttore della luce e, notata la mancanza di un arredamento decente, si sistemano entrambe sul grande letto che domina la scena. Iniziano a parlare, a ricordare le vicende di gioventù con un misto di nostalgia ed esaltazione, fin quando non si ritrovano ad affrontare il presente...Le vicende di una famiglia di immigrati siciliani a Prato, portano il padre Agamennone lontano da casa per far soldi sufficienti da non doversi più rompere la schiena ai telai per riuscire a pagare i debiti. La figlia Elettra, devotissima al padre, rimane a casa a scontrarsi con una madre, Clitennestra, che non capisce e non rispetta...

I tre testi teatrali (tutti atti unici tranne I sogni di Clitennestra) raccolti in questo volumetto sono stati scritti tra il 1973 ed il 1978; testimoniano l’amore di Dacia Maraini per il teatro ‒ passione forse sconosciuta ai più, ma travolgente ‒ e confermano al tempo stesso l’attenzione particolare dell’autrice nei confronti dell’universo femminile. Universo che Dacia svela al lettore in tutta la sua complessità e spesso facendone intravvedere il lato più profondo, più oscuro. Ne emerge una figura femminile in cui ogni piccola conquista è ottenuta a caro prezzo e quasi sempre è solo una mera consolazione, come per Manila convinta di essere libera ma che in realtà svende il proprio corpo per poter sopravvivere. E ad essa ‒ sulla scena ‒ fa da contraltare il giovane cliente, apparentemente più interessato al dialogo che al sesso, ma che, una volta ottenuto ciò che vuole, tenta di scappare senza pagare. Donne rose dai rimpianti, come le due casalinghe protagoniste di Due donne di provincia, una vita trascorsa a compiacere gli altri completamente annullate nei doveri del matrimonio, perché da una donna questo ci si aspetta: che accudisca i propri uomini. E nonostante durante il dialogo emergano persino rabbia e frustrazione, Magda e Valeria finiscono per tornarsene a casa, alle loro grigie esistenze, lasciandosi alle spalle una “storia di amicizia pulita con la varechina, di una tenerezza raschiata con la spugnetta di ferro, di una sensualità strigliata con il detersivo al limone”. Nell’ultimo testo, Clitennestra è impazzita di dolore e medita vendetta: il marito Agamennone ha sacrificato la figlia Ifigenia. L’ha letteralmente venduta ad un creditore per pagare i propri debiti e partire. E non può godere nemmeno del sostegno di Elettra, che anzi prende sempre e comunque le parti del padre (“Tu figlia, donna come me, invece di metterti dalla mia parte, vivi solo per lui, lecchi la terra dove cammina, gli tieni caldo il letto, gli fai da spia, da cane da guardia”). La Clitennestra della Maraini non è uccisa dai figli, ma finisce in manicomio; la follia diventa così metafora dell’incapacità delle donne di adeguarsi ad un mondo che non è a loro misura. “Quel perfido mostro” (così definisce la moglie il fantasma di Agamennone incontrato da Ulisse nel regno dei morti) di Clitennestra diventa qui per l’autrice simbolo di impotenza: non riesce ad uccidere il marito e per questo impazzisce. “Dopo millenni di soprusi – ha scritto l’autrice nel lontano 1984 - le donne o hanno imparato a condividere la logica degli uomini, come Atena, o continuano ad essere subalterne e vittime della violenza maschile. La follia è la loro fuga dalla realtà”. Eppure questi testi continuano ‒ con l’efficacia e la forza prorompente della rappresentazione teatrale ‒ ad essere attuali; perché scavano in quello spazio oscuro e angusto che esiste tra universo femminile e universo maschile; perché cercano un punto d’incontro tra due anime, tra due nature che sembrano invece inevitabilmente destinate allo scontro.



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