Diario di Oaxaca

Diario di Oaxaca

Grande appassionato di botanica e grande divoratore di diari di naturalisti, il neurologo Oliver Sacks assieme ad altri membri della American Fern Sociecty parte per il Messico, direzione Oaxaca, alla ricerca di una rara felce. Attratto dalle storie dei vecchi esploratori e naturalisti votati allo spirito d’avventura puro e animati dalla voglia di conoscenza piuttosto che dall’ambizione e dall’egoismo, decide di accoglierne i tratti più nobili e l’indole e di affrontare questo viaggio tenendo un diario minuzioso (con tanto di bozzetti delle specie botaniche incontrate per la via). Sul volo che lo sta portando in Messico da New York si respira già un’aria diversa: subito dopo il decollo i passeggeri si slacciano le cinture ancora prima che le spie siano spente. Un giocoso andirivieni domina lo stretto corridoio del velivolo e da qualche parte spuntano, non si sa come, bevande e cibarie: è un mercato; è già fiesta. È già Messico. Oaxaca è raggiunta invece su un altrettanto tipico traballante bus turistico attraverso una classica mulattiera tortuosa e ripida. Da qui, dalla vista della città dall’alto, comincia un viaggio alla ricerca di felci ed alla scoperta di una cultura e di un popolo…

Chi conosce Sacks per i suoi brillanti saggi sulla neurologia non deve farsi sfuggire l’occasione di godersi anche un diarista veramente compenetrato con l’avventura che sta vivendo, capace di accompagnare con leggerezza, ma senza banalità, nel cuore della sua esperienza personale in una foresta apparentemente silenziosa eppure tanto ricca di vita. La sensazione è quella di leggere un reportage venuto fuori dalla penna del miglior Kapuscinski (se si parla di umidità vi sentirete la pelle appiccicaticcia, se si parla di cose che strisciano sentirete, statene certi, un sibilo preoccupante, da qualche parte lì dove siete). Non aspettatevi quindi, una barbosa e sterile didascalia di felci, rari colibrì, ragni pelosi e piagnistei su quanto sia complicato respirare a quelle alture (ma troverete pure questo). Aspettatevi piuttosto di immergervi, piuttosto, in un succoso resoconto denso di dettagli, particolari, aneddoti, in una scoppiettante, ironica e sentita panoramica sul Messico. Una piccola guida turistica non convenzionale, fuori dalle righe per addentrarsi nel cuore di questo meraviglioso paese e tornare ad apprezzare, ancora una volta, l’innata capacità narrativa di Sacks.



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