Diario di scuola

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Il celebre professore, scrittore e intellettuale Daniel Pennacchioni, in arte Pennac, nasconde un segreto: ha avuto una carriera scolastica a dir poco disastrosa. Durante le spiegazioni, non capiva nulla. Durante le interrogazioni, faceva scena muta. Ai compiti in classe, apriti cielo. Quando non era l’ultimo della classe, era il penultimo. Eppure i suoi tre fratelli più grandi non avevano mai avuto particolari problemi a scuola, eppure era cresciuto in una famiglia affettuosa nella quale non mancavano i libri e le conversazioni interessanti a tavola e il livello medio di istruzione - da generazioni - era ben superiore a quello dell’epoca. E allora da dove veniva fuori questo “somaro senza fondamento storico, senza ragione sociologica, senza mancanza di affetto”? E soprattutto, qual è stato il percorso che lo ha condotto a un insperato riscatto e addirittura, ironia della sorte, al mestiere di insegnante, per non parlare di libri e conferenze?

Il paradosso nascosto nel passato di Daniel Pennac - un paradosso che questo delizioso libro autobiografico esplora e analizza - è descritto con chiarezza formidabile da due lettere. Una datata febbraio 1959: Pennac ha appena compiuto 14 anni ed è ancora in III media (raggiunta coi salti mortali in collegio). Con una sequela impressionante di errori ortografici (“Non sono abastanza intelligente e studioso per continuare la scuola. Non mi interessa, mi viene malditesta a stare rinchiuso fra i libri, non capisco niente di Inglese, di Algebra, facio schifo in Ortografia, cosa rimane?”) il ragazzo prega la madre di toglierlo dalla scuola e farlo arruolare nell’esercito, per andare in un posto il più possibile lontano e solitario. L’altra datata settembre 1969: il padre di Pennac, appena uscito dall’ospedale, scrive al figlio che da un mese fa il professore in una scuola media per ragguagliarlo sulle ultime novità familiari. Col tono pacato ma fiero di un padre che vede il figlio avviarsi a una carriera importante e di responsabilità. Cosa è successo nel mezzo? Prova a spiegarcelo il Daniel Pennac di oggi, che mescola sapientemente ricordi e riflessioni, autobiografia e pamphlet ironico, scuola di ieri e scuola di oggi. Sta nel vizio di un sistema scolastico che non sa individuare la scintilla presente in ogni bambino e non sa soffiarci sopra il segreto del Pennacchioni somaro irriducibile e anche quello del Pennac brillante e acclamatissimo professionista della penna, e soprattutto sta lì il segreto del Pennac professore di allievi difficili della banlieu parigina. Un Diario di scuola raccontato dal punto di vista dell’alunno e del professore senza soluzione di continuità, pieno di tenerezza, di ironia, di umorismo, di energia positiva, di speranza. Ma pieno anche di dolore: il dolore di tanti e tanti bambini in difficoltà che professori, genitori e compagni distratti condannano ogni giorno all'umiliazione e alla paura.

Leggi l’intervista a Daniel Pennac

 

 

 

 
 
 
 

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