Diario di un fumatore

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L’ignaro fumatore si siede su una panchina per gustarsi una sigaretta. Non immagina che la donna al suo fianco sia talmente intollerante da richiamarlo perché infastidita dal suo pessimo vizio. Un inconveniente ricorrente per chi ha l’abitudine al tabagismo, che dà l’occasione al protagonista per ricordare il triste destino della madre, morta proprio a causa di un consumo eccessivo di sigarette. Stoica nel suo continuare a fumare malgrado le conseguenze, la donna viene descritta nella sua eccessiva perseveranza quasi con ammirazione, con la speranza che si sia goduta il suo fumo fino all’ultima sigaretta, consumata mentre si faceva accompagnare dal marito nell’ultimo ricovero ospedaliero con un cancro ai polmoni e una terribile polmonite che l’ha uccisa. Negli altri racconti il convinto fumatore narra la sua gioventù, il suo ostinato spostarsi da uno stato all’altro degli Usa facendo l’autostop, metodo necessario a chi voglia viaggiare senza avere né denaro né patente, appreso il giorno in cui il padre si dimenticò di andarlo a riprendere. Il suo girovagare lo spinge a svolgere una serie di lavori impensabili per un intellettuale, dal raccoglitore di mele allo sverniciatore, verso cui non dimostra alcuna particolare predisposizione. Terribile l’esperienza di tornitore di pietre usate come basi di orologi alle dipendenze di un disabile con delle protesi al posto delle gambe, un cristiano estremo che invoca Dio per ogni problema, anche per la scarsa abilità del suo collaboratore. Buona parte dei viaggi sono compiuti in compagnia dell’amica Veronica conosciuta all’Università, fino a quando il ragazzo resta da solo e per andare a trovare degli amici in Ohio accetta il passaggio di un alcolizzato…

Diario di un fumatore è una raccolta di racconti prevalentemente autobiografici nello stile di David Sedaris, nei quali l’autore narra vicende vissute durante l’adolescenza e la prima giovinezza, arricchendole di quel sarcasmo provocatorio e a volte un po’ macabro che lo contraddistingue. Basti pensare al pesante giudizio che emerge sulla banalità della società statunitense e a scene tragicomiche come l’immagine della madre di Veronica che muore dentro il polmone d’acciaio nel suo salotto. La scrittura dell’umorista di origine greca rispecchia la sua personalità, difficile da accettare per l’uomo medio soprattutto per la dichiarata omosessualità, ma non nasconde nemmeno il profondo influsso della scuola della comicità americana, a iniziare dal maestro Woody Allen. Sedaris non teme di svelare l’aspetto più scomodo della società statunitense, povera non solo culturalmente ma in difficoltà anche a livello economico, per smitizzare l’immagine che ci è arrivata dai film di largo consumo dei più svariati generi, dall’horror alla commedia. Ma è altrettanto prolifico e pungente nel fare ironia sulle sue esperienze giovanili, disastrose fino a quando ha trovato la sua reale vena artistica grazie al conduttore radiofonico Ira Glass che lo ha invitato come ospite alla trasmissione The wild room. A fianco di questo resoconto su un lungo cammino assolutamente inutile a livello professionale, ma essenziale per apprendere i caratteri della natura umana, Sedaris pone alcuni racconti totalmente frutto della sua immaginazione dove sono attaccati lo show business del mondo dello spettacolo e l’ambiente universitario. Prima un perfetto sconosciuto, un giovane disoccupato che vive nascosto nella sua camera, si presenta a Hollywood e dopo aver partecipato ad un party esclusivo per vip riceve la proposta di fare un film sulla sua vita, poi uno scrittore famoso, ospite di ricercatori incapaci di stimolarlo a parlare seriamente della sua opera, viene pedinato da una studentessa che conosce a memoria i suoi libri e ritiene di essere l’unica in grado di capirlo.



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