Diario di un uomo tradito

Diario di un uomo tradito
Eva, una giornalista giovane e piacente, s’innamora di Guillaume, marito della cara amica Madeleine, spingendolo alla separazione. Dopo essere stata a sua volta abbandonata, scoprirà quanto il profondo senso di colpa avvertito nei confronti dell’amica l’abbia tormentata invano; Mariette Wattin, un’indossatrice nel fiore della bellezza, si innamora perdutamente di Philippe, giovane rampollo di una famiglia borghese, sedotto dalla sua carriera di giornalista e poco incline a dare una sistemazione definitiva alla propria vita. Lo sfiorire dell’iniziale bellezza ed il tradimento di lui, provocano in Mariette un delirio di gelosia che spingerà entrambi sull’orlo della distruzione; la relazione tra Maud, una bella donna, e Fournier, un uomo sgradevole e brutto, nasconde un segreto. Un accordo meschino lega i due unicamente per convenzione, mentre le rispettive vite sentimentali percorrono strade indipendenti; le ombre del passato di Marguerite Péniel alimentano morbosamente la gelosia del marito Betrand Banier. Fino a quando queste si concretizzano, e la delusione prodotta nel suo animo cesserà di alimentare l’amore che credeva di provare per lei...
Da molti anni i pochi, pochissimi ammiratori di uno degli scrittori più colpevolmente dimenticati del primo Novecento, Pierre Drieu La Rochelle, attendono una riedizione completa delle sue opere, che ovvi in qualche maniera ad un disinteresse critico sotto alcuni aspetti comprensibile ma non per questo meno irritante ed ingiusto. Finalmente oggi possiamo dire che la lacuna si sta parzialmente colmando grazie anche a questo prezioso volume, edito dalla Sellerio di Palermo, che raccoglie quattro racconti dispersi dell’autore francese («Divorziate», «L’indossatrice», «Il trucco meschino», «I capricci della gelosia»). Il che costituirebbe di per sé un titolo di merito, sufficiente per poter affermare che il ghiaccio si è rotto nel migliore dei modi, ma a cui va sommata l’ottima traduzione sul piano stilistico di Anna Zanetello. Abbiamo accennato nell’incipit a dei motivi di disinteresse in certo senso inspiegabili, come lo sono purtroppo la mancata volontà di promuovere a livello editoriale testi senza tenere conto di gusti, richieste e mode, nonché l’ostracismo ideologico verso un uomo che si macchiò di collaborazionismo durante il periodo dell’occupazione nazista. Doveva essere, Drieu La Rochelle, un uomo difficile, di pensieri cupi confitti senza scampo nella sua mente. E i suoi racconti, come i suoi romanzi, recano il sigillo di una visione pessimistica dei sentimenti che reggono i legami tra gli uomini. Rapporti, nella loro pur varia natura, sempre accomunati da un irrimediabile destino di sconfitta, di una sconfitta migliore e mortale, migliore perché mortale. Nel suo animo alberga la convinzione di voler sottrarre la vita all’ansia del massimalismo etico, persuaso che questa non sia in fondo che una cancellatura continua, casuale e tragica. I quattro racconti qui racchiusi rivelano una cifra comune legata al tema dell’amore e della gelosia. Sulla palude desolata della vita sentimentale incombe ovunque l’ombra del tradimento, assumendo talvolta i colori di un oscuro presagio, altre quelli di una scelta tanto miserabile quanto necessaria. Da sempre il tradimento è considerato un’azione abominevole ed infame. Non c’è etica o fede religiosa che possa tollerarlo, teoria politica che possa legittimarlo. Senza tuttavia tenere nel dovuto conto che il giudizio, sia esso etico o politico, è sempre di parte. Questa forma di tradimento, che prende corpo nel corso di questa narrazione, sfugge tuttavia alla logica del giudizio comune, poiché non risponde alla ricerca di un vantaggio personale, né alla sete di vendetta. Essa nasce piuttosto dalla necessità di venire meno alla vacuità dei vincoli civili e sociali all’interno dei quali abbiamo imprigionato l’espressione della nostra libertà. Tutte e quattro le vicende risultano attraversate da un’irrequietudine senza limiti, da un desiderio di altro che travalica le pagine stesse. Ci troviamo dinanzi ad un’opera seria, austera, di un’emozione discreta ma che penetra nel fondo dell’anima. E al termine della lettura non restano dubbi né sul valore di questo grande scrittore, né sulla perfezione della sua scrittura, che non giunge alla lucentezza verbale solo perché non vi aspira.

 

 

 

 
 
 
 
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