Diario di una scrittrice

Diario di una scrittrice
È la mezz’ora dopo il tè che Virginia Woolf sceglie come momento privilegiato per dedicarsi all’intimità della scrittura privata, della scrittura per sé, quella per mettere a fuoco le idee, per confrontarsi con il mondo, con le cose, con le parole stesse. Il mezzo privilegiato per riflettere sulla costruzione di una storia, la genesi di un personaggio, di un carattere, di un romanzo. Selezionati e raccolti da Leonard Woolf, marito di Virginia, brani dei diari che tenne regolarmente tra il 1915 e il 1941. Troviamo in un unico libro, depurati dalle note più polemiche o dalle osservazioni più caustiche, i pensieri della Woolf scrittrice e della Virginia giornalista, della donna di lettere, dell’intellettuale che era. Leggiamo gli appunti, le annotazioni sull’incontro-scontro del mondo esteriore col mondo interiore di una delle personalità letterarie più discusse e complesse e spiamo le sue tante convinzioni, prima fra tutte quella che l’arte implichi sempre l’annullamento della personalità...
E su questo e molti altri temi la Woolf si interroga e dibatte attraverso pagine a volte lunghe simili a brevi saggi, altre brevi con schizzi estemporanei, fotografie della sua mente fulgida e tagliente. Per quanto il marito abbia - con l’amore e il rispetto che ha avuto nei suoi confronti sia come donna che come scrittrice -volutamente omesso come dicevamo alcune pagine, la figura della Woolf non ne viene indebolita, né addolcita. Nero su bianco leggiamo le opinioni taglienti su suoi contemporanei come Joyce, Elliot, la Mansfield, le recensioni sulle loro opere più famose e nello stesso tempo siamo partecipi della suscettibilità della Woolf verso le critiche nei confondi del proprio lavoro, e capiamo come e perché certi pareri abbiano avuto più o meno peso. Questo libro apre una finestra nell’interiorità complessa di una donna intelligente e sicura di sé, ma anche fragile e spaventata; illumina un terreno poco battuto che sta dietro la genesi dei suoi personaggi più riusciti, dei romanzi più noti, primo fra tutti La Signora Dalloway, (che ancora si intitolava Le Ore) e rivela quanto preziose siano anche le pure osservazioni che annota in fretta di ritorno da una passeggiata o da una festa paesana e come poi si infilino inevitabilmente nelle sue storie. Questo libro attraversa gli anni della scrittura, del lavoro, gli anni dei dubbi, delle alte riflessioni e delle basse paure e racconta da un punto di vista privilegiato uno spaccato di vita quotidiana, regalando un affresco di un tempo, di un’Inghilterra, di un modo di fare letteratura che purtroppo non c’è più. Preziosa l’introduzione di Ali Smith e interessanti a fine diario gli extra critici di Valeria Parrella su Orlando, di Elena Stancanelli su La Signora Dalloway e di Carola Susani su Gita al Faro.

 

 

 

 
 
 
 
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