Diario di uno sfigato innamorato

Diario di uno sfigato innamorato
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Shakespeare ha diciassette anni, è all’ultimo anno di liceo e deve preparare il saggio da allegare alle domande di ammissione per il college. A scuola gli hanno insegnato che la prima regola di uno scrittore è scrivere di ciò che conosce, e ciò che Shakespeare sa più di tutto è che il suo nome lo ha condannato. La sua famiglia… beh, che tipi mai potrebbero essere per avergli dato un nome del genere? Alcuni episodi chiave: suo padre ha fatto ubriacare una cagnolina solo per scoprire cosa succede a un cane ubriaco; sua nonna lo ha portato a vedere un film porno al cinema per studiare le sue reazioni; sua madre gli permette di fumare marijuana in casa perché “almeno se succede qualcosa non sei in giro chissà dove”. A suo fratello Gandhi, in fondo, è andata meglio. Lui è popolare, ha degli amici e una ragazza. Il nome non è stato un problema. Shakespeare ha solo due amici, uno fissato con i propri movimenti intestinali e l’altra che non perde occasione per criticarlo e insultarlo, ma che in fondo gli vuole bene. Ci sono un paio di ragazze che gli piacciono, ma una è innamorata di un altro e la seconda ha una famiglia complicata e misteriosa. Il mondo sembra convergere contro di lui, e la scrittura diventa uno strumento di rivalsa su tutto ciò che della propria vita lo fa imbestialire...

Ci sono molti fluidi corporei, in questo libro. Si parla di urina, caccole, sperma, vomito e via discorrendo. Se ne parla in un tono che dovrebbe far sbellicare, come quando i bambini molto piccoli corrono per la casa gridando “cacca-pupù” sentendosi grandi e ridendo a crepapelle. Solo che i lettori e lettrici di Diario di uno sfigato innamorato non sono bambini molto piccoli. Ci vuole ben altro che un po’ di fluidi corporei per farci divertire. L’autore è un insegnante, dovrebbe saperlo bene. Proprio perché conosce così da vicino il mondo della scuola, avrebbe potuto e dovuto fare di meglio, di molto meglio. Quando leggiamo una storia che ha per protagonista un adolescente, tendiamo a immedesimarci, è inevitabile. Abbiamo anche noi una famiglia strana, a modo suo, e siamo stati anche noi al liceo. Le dinamiche di cui si parla in questo romanzo le conosciamo bene: mamma e papà non mi capiscono, mio fratello o mia sorella è più popolare di me, io amo lei/lui ma lei/lui ama un’altra persona, la mia migliore amica non è perfetta come le migliori amiche dei film. Le conosciamo, ne abbiamo sofferto e siamo ancora qui. Ci piace riviverle con ironia, anche dissacrante, ma quella che leggiamo qui non è ironia: è un insieme di capitoli scritti abbastanza bene, se non fosse per i fluidi corporei che rovinano tutto.



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