Dichiarazione dei sentimenti

Dichiarazione dei sentimenti
Fu una stagione calda, quella del 1848: il fuoco della libertà aveva fatto salire la temperatura politica fino al punto critico un po’ ovunque, incendiando moltissimi stati europei. Ma doveva fare metaforicamente molto caldo anche in quel salotto borghese della cittadina di Waterloo, NY, dove, prendendo il loro tè, quattro virtuose signore, giudicando che la pazienza femminile fosse giunta ormai ad un punto critico, decisero di convocare una convenzione che ponesse all’ordine del giorno i diritti delle donne. Decisione impegnativa, in quel caldo luglio americano nel cuore del «distretto ardente». Lucretia Mott, Elizabeth Cady Stanton, Martha Wright e Mary Ann McClintock si apprestavano così a porre la loro firma sotto quello che era destinato a diventare uno dei testi fondamentali nella storia delle donne e vero e proprio monumento del femminismo americano. Il sentimento che dichiaravano era di essere «inette e senza speranza, come se all’improvviso fosse stato loro chiesto di costruire una macchina a vapore», ma la loro Dichiarazione dei sentimenti intendeva «inaugurare una ribellione quale il mondo non aveva mai visto». Tutt’altro che una “tempesta in una tazza da tè”…
La Dichiarazione dei sentimenti è così redatta sul quel solenne e austero modello maschile, in una sorta di mimetismo che ricorda moltissimo il precedente scritto del 1791 di Olympe De Gouges: Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, in cui la drammaturga francese dichiarava l’uguaglianza politica e sociale tra uomini e donne. Il testo rivendica la libertà negata alle donne, punta il dito sulle azioni degli uomini che in ogni campo tendono a prevaricare le donne, a relegarle ad un ruolo marginale, a considerarle solo come una mera “proprietà privata”. Un lungo lavoro avrebbe atteso le donne, la strada sarebbe stata tutta in salita. Forse, ancora oggi, questa tanto agognata uguaglianza resta troppo spesso sulla carta. A noi donne non resta che rimboccarci le maniche e far valere sempre, ogni singolo istante, i nostri diritti. Anche in ricordo di Elizabeth Stanton e Lucretia Mott.

 

 

 
 
 
 
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