Diciotto secondi prima dell'alba

Diciotto secondi prima dell'alba
Edoardo e il suo amico Mauro sfrecciano in scooter per le strade di Milano, emozionati e tesi come due adolescenti. In realtà hanno trent’anni, sono entrambi laureati in legge e stanno andando in tribunale per controllare se questa volta hanno superato l’esame di avvocato. È andata bene a tutti e due. Un piccolo cambiamento, una tacca in avanti che però garantirà loro un futuro molto più sicuro e solido. Finalmente non saranno più praticanti di studio e il loro stipendio crescerà notevolmente. Non che questo, almeno per Edoardo, rappresenti un problema. Lo studio dove lavora, infatti, è quello di suo padre, un uomo solido, di sinistra, dedito alla professione, che conosce tutti i trucchi del tribunale. Per Edoardo è stato un’ottima guida, anche lui è sicuro di sé, è bello ed atletico, vive in una mansarda proprio sopra lo studio, è rispettato e amato dai suoi genitori e ha una storia con Marta, cardiochirurgo infantile, che sicuramente sposerà. Solo che Edoardo, come tutti quelli che hanno davanti a sé un orizzonte ampio e lieto, finisce per essere troppo disinvolto e la disinvoltura crea distrazioni, a volte irrimediabili. Come quella di concedersi una semplice avventura con una ragazza conosciuta per caso, Ksenja, violoncellista russa che suona nei locali milanesi, bella, misteriosa, elegante nel suo vestito da sera, distante e sfuggente, eppure incredibilmente sexy. Edoardo ne è intrigato e attratto, così, senza farsi troppi scrupoli, la porta nel suo appartamento. Fanno l’amore, lei sembra sciogliersi, abbandonare quel freddo distacco che mostra per tutto: la musica, l’amore, la vita. Per il resto della notte Edoardo la sentirà dormire contro di sé, come se cercasse un contatto un appiglio. La mattina dopo la ritroverà morta. Ksenja si è uccisa ingoiando un intero flacone di farmaci...
Ancora una storia che indaga il tema apparentemente senza fine delle “conseguenze dell’amore”, un flusso di eventi e di sommovimenti interiori che stravolgono la vita del protagonista del libro e coinvolgono il lettore in un’apnea attenta e partecipata. Una ragazza morta nel letto manda in tilt la vita di questo rampollo milanese, figlio di uno dei più noti avvocati della città e destinato, egli stesso, a una brillante carriera. I familiari, pur aiutandolo, sono delusi da lui; gli amici lo guardano con diffidenza, la fidanzata, ovviamente, lo lascia. Da questo momento in poi il romanzo di Scianna ci racconta con grande perizia la disperazione di Edoardo, il quale – forse proprio grazie alla consapevolezza di essere precipitato in un baratro – è in grado di guardare la sua vita da una prospettiva nuova. Entra così in una specie di sospensione, uno spazio vuoto al quale si abbandona quasi passivamente ma senza mai smettere, nel profondo di se stesso, di elaborare e cercare di capire. Viaggia fino a Novgorod con la sorella e il padre di Ksenja, per riportare in Russia il corpo della ragazza e finirà per sentirsi coinvolto nella vita di questa giovane donna con cui è stato solo due volte. Ne conoscerà la storia, la fragilità psicologica, apprenderà che Ksenja aveva già tentato il suicidio. Perché ha scelto proprio lui per morire? Cosa rappresenta tutta questa vicenda nella sua vita? Potrà mai tornare a essere quello di sempre? Ritroverà l’amore di Marta? 18 secondi prima dell’alba, il pezzo dei Sigur Rós che dà il titolo al romanzo, è una traccia di 18 secondi senza suoni e che serve solo ad aspettare il pezzo successivo, una canzone che parla del sole che si sveglia dal letargo. “È una traccia bianca che non dovrebbe stare lì. Non c’è altro da fare che aspettare che passi cercando di riempirla in qualche modo.

Leggi l'intervista a Giorgio Scianna

 

 

 

 
 
 
 
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