Dictator – Il trionfo di Cesare

2 agosto 47 a.C.: dopo aver sgominato le truppe di Pompeo Magno a Farsalo ed essersi riposato in Egitto tra le braccia di Cleopatra, Gaio Giulio Cesare è in Siria, nel Ponto, per sconfiggere definitivamente il re Farnace, figlio del leggendario Mitridate Eupatore. A Roma, intanto, i soldati sono in rivolta, esasperati dai continui rinvii del loro congedo, e ad aggravare la situazione concorre l’incapacità di Marco Antonio, nominato magister equitum, nel tenere a bada gli scontri tra le bande dei tribuni della plebe  Dolabella e Trebellio, che hanno gettato la città in uno stato di vera e propria guerriglia urbana. Ma per Cesare le battaglie non sono ancora finite. I suoi oppositori, infatti, dopo Farsalo hanno posto le basi della rivolta in Africa. Al condottiero non rimane che partire con le sue legioni e il fido germano barbaro Ortwin alla volta del continente, dove si troverà al cospetto di Metello Scipione, Marco Porcio Catone l’Uticense, Pompeo il Giovane, Tito Labieno e suo figlio Quinto: gli ultimi baluardi prima che Cesare celebri l’ultimo e definitivo trionfo…

Si conclude la saga di Dictator, trilogia dedicata alla figura di colui che gettò le basi del  passaggio dall’età Repubblicana a quella Imperiale di Roma, il condottiero più grande della storia romana: Gaio Giulio Cesare. L’autore, Andrea Frediani, è laureato in Storia medievale e si occupa principalmente di storia antica, con particolare riguardo nei confronti di quella romana. Dictator – Il trionfo di Cesare è il racconto delle ultime gesta del dittatore romano, dal periodo immediatamente successivo alla battaglia di Farsalo, alle battaglie di Tapso e Munda che posero, di fatto, la città nelle mani di Cesare. Le vicende narrate attingono direttamente da fonti storiche, quali la Storia romana di Cassio Dione, la Guerra civile di Appiano e la Vita dei Cesari di Svetonio e vengono impreziosite dall’originale punto di vista dell’autore che immagina un diverso svolgimento dei fatti: nella finzione del romanzo, infatti, l’acerrimo nemico di Cesare, Tito Labieno, fungerebbe da infiltrato nelle file anticesariane e le vittorie del condottiero sarebbero influenzate in modo decisivo da questo evento. Accanto a Labieno e Cesare, sicuramente i protagonisti del romanzo, sfilano in queste pagine figure che hanno riempito le pagine della Storia romana, come Asinio Pollione e Aulo Irzio, Marco Antonio e Metello Scipione, fino al tragico, e al contempo poetico, suicidio di Catone, e figure di fantasia come i germani Ortwin e Veleda, le cui vicende si susseguono in una sottotrama di inseguimenti e ritrovamenti. E insieme al loro le migliaia di soldati che si scontrano sul campo nelle cruente battaglie che Frediani racconta con un taglio realistico e con un ritmo sempre serrato.  Molto interessante, infine, è la descrizione di un Cesare stanco, oppresso dagli affanni e preda di attacchi epilettici che lo stringono a stare lontano dai campi di battaglia. Un Cesare deriso dai soldati mentre celebra il suo trionfo a Roma. Un Cesare nella cui mente rimbomba come un mantra la parola “declino”. Un Cesare che, nonostante sia giunto all’apice della sua vicenda umana e politica, è lontano da quello che, varcato il Rubicone, affermò le celeberrime parole: “Alea iacta est”.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER