Dieci brutali delitti

Dieci brutali delitti

East Area Rapist, Golden State Killer, Visalia Ransacker e non solo. Nomi simbolici per identificare chi ha commesso effrazioni, stupri, omicidi. Nomi che potrebbero convergere sullo stesso individuo. Una voce roca, un passamontagna, una torcia puntata in faccia, legacci di fortuna ed ecco che l’incubo diventa concreto. Tra il 1976 e il 1977 a Sacramento vengono aggredite e violentate diverse donne, all’inizio vittime sole, in seguito coppie all’interno delle loro camere da letto. Negli anni ottanta l’omicidio segue lo stupro. I guanti che l’aggressore indossa non permettono di individuare impronte e per la tecnologia che permette l’uso dei campioni biologici raccolti sulle scene e per il riscontro con il DNA occorre attendere gli anni novanta. A rendere tutto ancora più nebuloso è il fatto che l’aggressore opera in contee diverse, Irvine, Orange, Goleta e la polizia non è in grado di vedere i collegamenti tra i casi e là dove i collegamenti sono palesi li rifiuta con ostinazione, impedendo lo scambio di informazioni. Parlarne con la stampa o tacere? Rivelare il rischio o mantenere la popolazione in uno stato di calma apparente? Eventi tanto brutali non possono restare nascosti a lungo e le voci circolano come un fiume in piena. Cresce la vendita delle armi, i sistemi di sicurezza vengono inseriti in porte e finestre, portare a spasso il cane la sera è un lusso, le coppie dormono a turno per fare la guardia. Palpabile la tensione, il terrore, la vita che cambia a causa di uno sconosciuto e delle sue azioni efferate. Un uomo che fa sopralluoghi mirati prima delle aggressioni, che ruba oggetti personali, gioielli, e poi li getta nei giardini o li lascia in casa di vittime successive, che colloca piatti sulle schiene degli uomini per obbligarli a restare perfettamente immobili, che telefona e sussurra inquietanti minacce. L’orrore cresce insieme all’impotenza delle forze dell’ordine. Le responsabilità rimbalzano. Le persone si chiudono in casa senza curarsi dei vicini, temono di essere prese di mira, chiudono la porta se sentono un urlo o un colpo di pistola. Si rendono invisibili per scamparla. Lui continua a colpire, a prendere ciò che vuole, a lasciare messaggi alla polizia, a intrufolarsi nelle case indisturbato. Violenta madri mentre i loro bambini dormono nella camera accanto, mogli vicino ai cadaveri dei mariti a cui ha fracassato il cranio. E la paura raggela la California, serpeggia dentro i graziosi quartieri borghesi, nei parcheggi a tarda sera. È un formicolio alla nuca, uno scricchiolio in giardino, un respiro affannato, una porta che scivola piano…

“Quando qualcuno mi dice da dove viene, nella mia testa io lo posiziono in base al crimine irrisolto più vicino”. Il 21 aprile 2016 Michelle McNamara, giornalista e scrittrice, muore nella sua casa a Los Angeles, a causa di un arresto cardiaco dovuto all’ingestione di vari farmaci. Ha appena 46 anni e il suo lavoro di ricerca e stesura del volume dedicato al Golden State Killer (nome da lei ideato), I’ll be gone in the dark: one woman’s obsessive search for the Golden State Killer – che in italiano è diventato l’orribile e superficiale titolo Dieci brutali delitti –, non è ancora completo. Tra stupri e omicidi sono oltre sessanta le vittime attribuite al GSK, aggressioni che hanno flagellato la California a partire dagli anni settanta per concludersi nell’agosto del 2018 con l’arresto di Joseph James DeAngelo, ex poliziotto settantatreenne. Un arresto di cui Michelle, scomparsa prematuramente, non ha potuto gioire. L’ossessione per il crimine, che l’ha spinta a creare il blog True Crime Diary e a seguire metodicamente il forum Cold Case Files dedicato all’EAR-ONS (East Area Rapist e Original Night Stalker, i due pseudonimi più noti), non nasce a caso, ma risale all’adolescenza, quando il 1° agosto del 1984 Kathleen Lombardo, una ragazza del suo quartiere viene sgozzata in un vicolo. Per Michelle è naturale recarsi sul luogo del delitto e raccogliere i pezzi del walkman di Kathleen per conservarli. Un’attitudine che si amplificherà con gli anni nella costante raccolta di indizi, dati e prove, rubando ore di sonno alla notte e tempo alla famiglia. Il libro, pubblicato postumo nel febbraio 2018, non ha goduto della revisione dell’autrice ed è stato completato dal marito, l’attore comico Patton Oswalt, e da collaboratori. Il 2 novembre 2019 a Dallas il testo è stato premiato con l’Anthony Award dedicato a mistero e crime fiction e, precedentemente, la serie documentario HBO tratta dall’opera ha ottenuto un Emmy. Lo stile del volume è ibrido, in parte la narrazione ricorda quella di un romanzo carico di suspense, in parte è la ricostruzione documentata di un percorso criminale, con date e dati alla mano. Alcune foto e le mappe alla fine del volume mostrano cosa la McNamara ha avuto sotto gli occhi ogni sera, ciò che l’ha spinta a seguire la scia del male lasciata da un uomo la cui crudele follia ha trovato un limite troppo tardi.



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