Dieci giorni sulle colline

Dieci giorni sulle colline
Marzo 2003, Hollywood. La mattina dopo la notte degli Oscar il fascinoso produttore cinematografico di mezza età Max e la sua nuova compagna Elena, affermata autrice di manuali di auto-aiuto, si svegliano nella loro magnifica villa a strapiombo sulla montagna a Pacific Palisades, con la vista che spazia su tutto il Will Rogers Memorial Park fino al Getty Museum. Silenzio, lenzuola fresche, luce. Un luogo di bellezza e pace assolute, strano pensare che solo quattro giorni prima gli Usa hanno scatenato la guerra contro l’Iraq dall’altra parte del mondo. La discussione tra Elena e Max, partita dalle impressioni sulla serata precedente – fatalmente scivola proprio sulla guerra, mentre l’uomo e la donna accompagnano le parole a carezze audaci, baci, sfioramenti dei loro corpi nudi. Tra il serio e il faceto, Max svela alla compagna di progettare un film ispirato a lei che descriva in tempo reale una conversazione tra un uomo e una donna del tutto simile a quella che stanno facendo loro, intervallata da veri rapporti sessuali. A chi affidare i ruoli dei due protagonisti? Quali attori celebri potrebbero essere disposti a scopare davanti a una macchina da presa, senza finzioni? Le elucubrazioni di Elena e Max vengono interrotte dall’arrivo in villa di una serie di ospiti, alcuni attesi, altri no: Stoney, da sempre agente e amico di Max; Charlie, compagno di bagordi di Max; Delphine, ex suocera di Max, con l’amica Cassie; Isabel, la figlia di Max; Simon, il figlio di Elena; Zoe, ex moglie di Max e madre di Isabel, con il ragazzo Paul. Nei giorni successivi in questa colorata famiglia allargata alto-borghese (che nasconde qualche segretuccio piccante al suo interno) si raccontano aneddoti, si fa gossip, si guardano film assieme, si cucina, si mangia, si fa sesso…
Jane Smiley, vincitrice del Pulitzer nel 1992 col suo La casa delle tre sorelle, ha provato nella sua carriera molte forme letterarie differenti e altrettanti linguaggi, e si è occupata di argomenti molto diversi tra loro: commedia, dramma, saggi sulla Letteratura, script per la televisione. Le radici di Dieci giorni sulle colline però non nascono dalla sua passione per le sperimentazioni, ma incredibilmente affondano… nell’Italia del XIV secolo. Già, perché alla Smiley capitò di leggere – era il periodo dell’allarme antrace e delle leggi antiterrorismo seguite negli Usa all’11 settembre – il Decameron di Boccaccio, che è ambientato durante un’epidemia di peste: “Firenze era sconvolta da una tragedia che noi moderni non riusciamo nemmeno a immaginare. La quotidianità era fatta di morte, terrore, malattia, disordini sociali”, ha raccontato l’autrice in una recente intervista. “Nonostante questo – oppure proprio per questo - i dieci protagonisti di Boccaccio decidono di ritirarsi in una villa di campagna, lontano dalla devastazione, e si intrattengono a vicenda raccontandosi storie – molte delle quali a carattere erotico. Sapevano di poter morire entro pochi giorni, ma avevano voglia di divertirsi, e nel processo di narrazione reciproca ricostruiscono le basi di cosa vuol dire essere umani e vivere socialmente mentre la società attorno a loro cadeva in rovina”. La guerra in Iraq, il terrorismo internazionale, lo scontro di civiltà rappresentavano per l’autrice statunitense una ottima ‘peste moderna’ dalla quale sfuggire, e così ha provato a immaginare un setting geografico e umano che potesse rileggere l’ambientazione boccaccesca alla luce della modernità: Hollywood era perfetta. Il risultato è un romanzo scintillante e malizioso, che riesce a coniugare mirabilmente la commedia sofisticata americana, i drammi familiari à la “Il grande freddo”, la polemica politica di impronta liberal e l’erotismo (interessanti le frequenti scene di sesso, anche per la loro inusuale ottica ‘da donna di mezza età’). Il plot claustrofobico e molto ‘parlato’ però rende il libro non adatto a tutti i palati.

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