Dieci in paura

Dieci in paura
Angelica, ragazza rom di sedici anni, deve scontare in carcere 1 anno e 8 mesi con l’accusa di sequestro di minore. A mandarla in carcere un’unica testimonianza, quella della parte lesa… Sako si chiama così dal nome del fucile calibro 42 di cui si è dotato dall’inizio della guerra. Ora è rinchiuso in un rifugio con Marisela, la sua fidanzata romena, e i suoi vicini immigrati in attesa che le “Contro Ronde” riescano a organizzare un passaggio per scappare… “La vecchia”, invece, vive nel Quaternario, l’epoca in cui metà della popolazione è impegnata nella sicurezza, ed è costretta, per un improvviso dolore al petto, a chiamare il suo personal soldier… Il signor Stazio soffre di insonnia ed è ossessionato dall’idea che qualcuno venga a rubargli a casa. Lui in realtà non ha niente di valore, ma quei rumori notturni, quei graffi sulla porta e quelle telefonate anonime lo impensieriscono… Anche la ragazza sul treno diretto a Milano è ossessionata da una paura: che l’uomo dalle mani agitate seduto di fronte a lei sia imbottito di tritolo… A Milano è diretta anche Kira, dal suo villaggio in Transilvania, con una sosta in hotel a Belgrado, “in attesa di essere rilevata” con altre tre ragazze…
La paura è il filo conduttore dei nove testi introdotti dal primo, “Tarli asiatici e pestiferi suini” di Maria Nadotti, la curatrice della raccolta, che spiega la richiesta fatta alle autrici e agli autori invitati a partecipare: «aiutarci a capire in che modo un’emozione arcaica come la paura abbia ripreso possesso delle nostre esistenze e come si coniughi con la sempre più strillata promessa/garanzia di tutela». Le forme narrative scelte allo scopo sono le più diverse, da quella epistolare al reportage letterario, dal sogno all’invenzione: tutti raccontano le ansie, le paure e le ossessioni dei nostri tempi, alcuni immaginando un futuro nel quale sono arrivate al culmine le contraddizioni dell’oggi, altri partendo da fatti della cronaca attuale. Il libro nasce da un’idea del CNCA, il Coordinamento Nazionale Comunità d’Accoglienza, che chiude con le parole di Lucio Babolin, presidente nazionale della Federazione: «agire sugli immaginari sociali diffusi nell'opinione pubblica è una priorità assoluta non più rinviabile». E l’esigenza da cui è nato il progetto del volume. «Non volevamo fare un libro, ma aiutare a pensare. A diffidare di un nuovo senso comune»,  conclude nella sua postfazione, esplicitando il riuscito intento che sta alla base di questa raccolta edita dalla piccola casa editrice milanese Epoché.

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