Dieci piccoli indiani

Dieci piccoli indiani

A Nigger Island ci sono in tutto dieci persone: il giudice in pensione Wargrave; la giovane Vera Claythorne, selezionata per un posto da segretaria proprio quando aveva perso ogni speranza di trovare lavoro; il capitano Lombard, avventuriero incline al vivere al limite della legge e abile nello sfruttarne le scappatoie; la signorina Emily Brent, sessantacinquenne timorata di Dio e più rigida di una panca di legno; il vecchio generale MacArthur, eroe di guerra al tramonto della propria lunga e ardimentosa vita; il dottor Armstrong, medico competente sempre pronto a prodigarsi per i suoi pazienti; Tony Marston, viveur amante della velocità e delle belle donne; i coniugi Rogers, domestici della casa e infine il signor Blore, detective privato incaricato, non si sa da chi, di sorvegliare tutti gli altri. L’atmosfera è rilassata, la casa è confortevole e incastonata in un posto incantevole come Nigger Island, isola al centro di speculazioni cronachistiche circa il suo reale proprietario, ulteriore motivo per aver convinto gli ospiti ad accettare il misterioso ma giocoso invito. Mancano ancora i padroni di casa, i signori Owen, i quali hanno già detto alla servitù che ritarderanno qualche giorno. La notizia non turba la serenità degli ospiti, intenti a vagare per la casa e a visitare le proprie stanze. In ognuna di esse è affissa una filastrocca infantile sulla morte di dieci piccoli negretti mentre sulla tavola apparecchiata dieci piccole statuette richiamano proprio quella macabra e disincantata storiella…

Dieci piccoli indiani, con 110 (non piccoli) milioni di copie vendute, è senz’altro il giallo più venduto della storia nonché uno dei più famosi e più riusciti libri della regina del mystery made in UK, Dame Agatha Christie. Basterebbe questo per solleticare la curiosità del lettore il quale tuttavia non può non rimanere stregato da questo gioiellino di tensione, ambientato in una moderna casa arroccata su un’isola tidale impossibile da raggiungere col maltempo. Dieci persone che non si conoscono – otto invitati dal misterioso U.N. Owen e due domestici – iniziano a morire seguendo una filastrocca infantile dopo essere stati accusati di turpi nefandezze da una fredda voce registrata su disco. Basta questo alla regina del giallo per tenere incollati al libro lettori di tutte le età e appassionare registi d’ogni tempo, desiderosi di trasporre sullo schermo questa (una su tutte, quella di Renè Clair del 1945) o la loro personale versione/visione del romanzo – basti pensare a Identità di James Mangold o ai parodistici Invito a cena con delitto di Robert Moore e Tutti defunti tranne i morti di Pupi Avati. In questo classico senza tempo, claustrofobico sino all’insostenibile, l’autrice mette a nudo le miserie umane troppo spesso nascoste da titoli, onorificenze, pose e omissioni, rendendo tutti i protagonisti ugualmente potenziali killer e potenziali vittime, disorientando e confondendo le acque fino a un finale sorprendente e inaspettato, come imposto dai rigidi dettami del giallo classico. Per non rischiare di svelare nulla mi limito a dire che è meglio non accettare inviti dagli sconosciuti. Ma forse questo l’avevate già capito.



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