Dietro la scena del crimine

Dietro la scena del crimine

Già Arthur Conan Doyle, nel 1887, faceva usare a Sherlock Holmes un reagente capace di far emergere le più piccole tracce di sangue e da allora sembra che la prova del DNA abbia superato per importanza, almeno nei libri, le deduzioni dei detective. In realtà, sia nei libri che nella realtà, senza un ragionamento logico che ci porti al colpevole la prova del DNA la possiamo anche buttare nel cestino. È solo un esempio, ma sappiate che molto spesso usare bene le prove e documentarsi accuratamente sui metodi di indagine segna lo spartiacque tra un ottimo giallo e uno da buttare nel sopraccitato cestino. Lo scivolone è sempre dietro l’angolo, cari scrittori… lo sapeva bene Gustave Flaubert, che descrisse la morte per avvelenamento di Madame Bovary con rara perizia e in ben undici pagine (d’altronde, all’epoca, l’arsenico lo vendeva pure il bottegaio sotto casa), mentre ci sono serie televisive dove si vedono poliziotti pascolare felici intorno a cadaveri vecchi di giorni. Notizia dell’ultima ora: i cadaveri puzzano - e pure tanto - e hanno tempi di decomposizione molto variabili a seconda delle circostanze della morte. Dunque non è facile come sembra prendere un ossicino e dire “Tizio è morto da due giorni, tre ore e quindici minuti”…

Dietro la scena del crimine è un libro di rara utilità e simpatia, per quanto l’aggettivo “simpatico” possa essere utilizzato in questo ambito e argomento. Tutti noi siamo bombardati di serie tv piene di antropologi forensi, esperti di menzogna: gialli americani, nostrani, nordici, morti ammazzati, morti per caso, morti zombie, morti in tutte le salse. Capire dove sta la verità in questo mondo di fiction televisiva e letteraria può sembrare un cosa molto da nerd… invece riprendere il controllo della realtà è davvero utile, innanzitutto per capire un po’ meglio come si svolgono le indagini sui veri delitti in Italia e all’estero (quelli tanto reclamizzati dalla tv manco fossero detersivi); e, in secondo luogo, per non scrivere romanzi che vogliono essere noir e thriller e invece sono al limite della fantascienza (casomai ne vogliate scrivere uno). La criminologa e giornalista Cristina Brondoni è, per intenderci, una che vorremmo avere sempre vicino sul divano mentre in tv passano CSI o La signora in giallo o leggiamo l’ultimo di Camilleri: “Ma dai, davvero si fa così?”. A leggerla si vede che ha macinato tanti libri e tanta televisione (come noi, d’altronde) e che prende seriamente il suo lavoro, sulla scena del crimine o davanti ad una testiera di pc. Sappiate inoltre, prima di leggere, che la finzione è spesso più confortante della realtà. Ma i libri servono anche a questo, no?



 

 

 

 
 
 
 

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