Dilettanti

Dilettanti

Passate il tempo in un teatrino parrocchiale in disuso. Sono gli anni Cinquanta e non c’è molto altro da poter fare per voi ragazzi di una piccola cittadina delle Marche, se non improvvisare un’orchestrina con il pianoforte scordato, il piatto della batteria sbeccato e il cantante stonato. La Chiesa scandisce i tempi delle vostre giornate, detta le regole, dispone la confessione per i vostri peccati, che in verità non sono molti. Anzi, uno soltanto ma molto praticato da tutti voi durante i pomeriggi trascorsi nel teatrino. E il prete confessore vi fa sempre la stessa domanda: da soli o con amici? Tra tutti voi, Vincenzo è il più “esperto”, quello che tiene le chiavi del teatrino e che spesso vi ospita per farvi conoscere nuove tecniche. C’è anche Giulio, elegante ed eccentrico, destinato a vivere in una metropoli e del quale riceverai notizie durante tutto il corso delle vostre vite. E poi c’è Sergio, un ragazzino biondo, riservato e che un giorno ti invita a casa sua, perché i suoi non ci sono. Ha gli occhi lucidi, sembrerebbe aver bevuto. Ti invita a provare qualcosa di diverso. Tu ti spaventi e scappi. Quel ragazzino, seppur timidamente, ti ha proposto qualcosa di diverso e che ti mette a disagio. Anche di Sergio seguirai la vita passo a passo. Una vita difficile, una vita da perenne principiante, così come lo è stata per tutti voi, ma che per Sergio lo sarà particolarmente: il primo innamoramento mai dichiarato nei confronti di Giancarlo, la vita solitaria e il baratro dell’alcolismo. E poi lo strano rapporto con Giovanna, il lavoro da telefonista e infine la pensione. Ecco, questa è stata la tua vita, Sergio, spesa con poche parole, pochi gesti da dilettante…

Non ci sono più i dilettanti di una volta. Quelli di oggi hanno già l’aria dei professionisti maturi, si atteggiano e si comportano da tali. Si vedono nei talent, mentre affossano la musica e disquisiscono di arte con finta naturalezza. Ma questi ragazzi, Sergio, Vincenzo e Giulio, Giancarlo, sono ben diversi dai giovani dilettanti di oggi. Nascono impreparati e impreparati rimangono ai cambiamenti della vita, alle grandi e forti emozioni che non riescono a cogliere, rimanendone ai margini. Gilberto Severini ne scrive con garbo e delicatezza raccontandoci l’intera vita di uno di essi, Sergio appunto, ma vista dagli occhi di un amico, che pur restando nell’ombra vede tutto e lo accompagna come può. Si sarebbe potuto parlare di un romanzo di formazione, se ci fosse stata una crescita ma così non è mai stato. Sergio non è mai diventato un professionista della vita, scegliendo di abitarla ai bordi. Disorientato dai cambiamenti, come da internet con le sue chat e le sue trappole, la sua “disponibilità agli innamoramenti impossibili ha attraversato decenni senza attenuarsi”. Gli unici momenti felici si ritrovano in quel viaggio in autobus, di ritorno dalla clinica dopo due mesi di disintossicazione dall’alcol. Un istante breve e puro, carico di ricordi e malinconie, eppure sereno. Il viaggio nel tempo intrapreso da Severini è un viaggio dallo stile pulito, intenso e deciso, carico di sentimenti trattenuti, messi da parte per tempi migliori che però non verranno. La sfrontatezza e l’esuberanza dei dilettanti di oggi non necessariamente sono qualità positive e spesso nascondono una pochezza d’animo e valori che nei ragazzi di Severini invece non vengono mai a mancare.



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