Dimentica la notte

Dimentica la notte

Rimini, marzo 2016. La biologa Noelia Basetti fa l’ispettore di polizia e, dopo la serie di omicidi nella quale era stata coinvolta nella (sua) città di Pesaro, quando in poche frenetiche settimane perse l’amico Marco, conobbe l’amore e rischiò di morire, da otto mesi si è trasferita a Rimini. Vive sola, possiede una Fiat Bravo, appena può gira in bici e pratica Tai Chi, sogna spesso gli occhi magnetici di Giuseppe (carabiniere a Bologna), ascolta (buona) musica, lavora tanto. Scoppiano insieme due casi delicati e complicati: l’omicidio efferato di un giovane, l’incendio di un capannone. Giacomo Olli Olivero, proprietario del bar Solimar, è stato sedato e decapitato, poi issato sulle travi dello stanzone sul retro del locale, la scena è raccapricciante. In un’indagine sullo spaccio di MDMA è andato a fuoco (doloso) il magazzino sotto sorveglianza, nell’ormai deserta area industriale, l’uomo svenuto all’interno si è salvato ma viene fatto scappare da una banda, trovano i resti di brutte cose. Carlo Paduan, il commissario capo del distretto, è molto preoccupato, cerca di far lavorare insieme i suoi uomini e donne, nonostante relazioni non sempre facili. Ha una moglie travolgente, il loro figlio universitario si era suicidato una mattina di dicembre di undici anni prima. Le indagini si incasinano parecchio e di aggiungono altri tristi fatti, fra l’altro si suicida Eleonora, una ragazza prostrata da un decennio in sedia a rotelle dopo un incidente di cui non si erano mai bene capite dinamica e responsabilità. Sarà duro e rischioso riannodare i fili…

La scrittrice Sara Ferri (Pesaro, 1982), ricercatrice di biologia molecolare per formazione e passione, dedicatasi poi a un lavoro più sicuro e stabile come l’insegnante, è al secondo romanzo con la medesima protagonista, donna un poco refrattaria alle relazioni, fredda e algida, narrato su di lei in presa diretta, prima persona al presente. Dimenticate le notti riminesi, le luci sfavillanti della riviera romagnola. Certo, aleggiano sullo sfondo la dolce vita e la criminalità metropolitana, tuttavia qui la trama riguarda il faticoso lavoro di polizia, senza orari e senza tregua, immersi nelle pene e nei dolori dei conflitti individuali (e delle relative vendette) e del concorrenziale contesto sociale. La giovane autrice conferma un intreccio ben articolato, buona padronanza del genere, discreto ritmo. Mancano adeguati ripulitura dello stile ed editing del testo, un lavoro di taglio e rifinitura (in vista del terzo romanzo della serie): ridurre qualche tono o argomento ripetitivi, curare i dialoghi e le (troppe) introspezioni, sistemare pronomi e aggettivi. Giuseppe viene spesso evocato e, alla fine, arriva. La colonna sonora risulta molto interessante, a partire dalla Neon di John Mayer che esce dalle casse di casa, adorata da Noelia nella versione live, utile anche a controllare gli attacchi di panico. Vino di tutti i tipi, il rosso alla cena dal capo è l’Amarone. Lei comunque comincia ormai spesso ad alternarlo con la birra artigianale.



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